Ma insomma, ‘ste plusvalenze…?16 minuti di lettura

C’è da perderci la testa tra sentenze di assoluzione, revocazioni, e condanne. Proviamo a fare un po’ di chiarezza, senza scrivere troppo in giuridichese e senza abbracciare complottismi di alcuna natura, per cercare di capire cosa avrebbe fatto la Juventus, se avrebbe davvero tratto un vantaggio sulla concorrenza e quanto questo meriti di essere punito o meno. Se ci sono altre domande che vorreste fare, fatemelo sapere e le aggiungerò.

 

Cos’è una plusvalenza, in due righe?

Lo dice la parola stessa. “Plus”, ovvero più, e “valenza”, ovvero valore. È un aumento di valore, ovvero – volendo fare i fighi 😬 – la “differenza positiva fra due valori dello stesso bene riferiti a momenti diversi” (cfr: Treccani).

 

È legale? Si può fare?

Certo, ci mancherebbe. Quando compriamo un immobile da restaurare, lo aggiustiamo per bene e lo rivendiamo al triplo del valore di acquisto, realizziamo una plusvalenza. È perfettamente lecita (e tassata).

 

E nel calcio?

Idem, certamente si può fare! Paul Pogba è stato preso gratis dal Manchester United per poi essere rivenduto a 100 milioni: la Juventus ha così incassato l’aumento di valore del calciatore, determinato dal mercato (ovvero dal prezzo che Marotta ha fissato e dalle richieste dei Red Devils, che si sono incontrati attorno ad una cifra vicina ai 100 milioni).

 

Di cosa è accusata allora la Juve?

Secondo l’accusa, la Juventus avrebbe volutamente aumentato (“gonfiato”) il valore di alcuni calciatori in scambi incrociati con altre società (“io ti do un giocatore, tu me ne dai un altro e li valutiamo entrambi X”) per iscrivere immediatamente a bilancio una voce positiva derivante dalla cessione.

 

Che vuol dire? Si può iscrivere solo la voce positiva subito e quella negativa dopo? Come funziona?

Sì, nel calcio si può fare. È prassi, chiudendo i bilanci il 30 giugno, registrare le voci attive del calciomercato estivo prima del 30 giugno, facendole ricadere nel bilancio che appunto si chiude prima di quel giorno, e le voci passive nel bilancio (o meglio nei bilanci, spalmando le voci negative in più anni a seconda della durata del contratto del calciatore) oltre il 30 giugno, di modo da farle ricadere a partire dal bilancio successivo. Oppure comunque adottare questo stesso metodo iscrivendo subito le voci attive e negli anni successivi quelle passive. È un po’ una furbata, sì, contro la quale la Consob ha da anni proposto di mettere un freno con una riforma che faccia in modo che le voci vengano compattate e rese congrue nello stesso bilancio. Proposta che mi trova favorevole, per quello che conta. Però, in assenza di regole che te lo impediscano, si può fare e – aggiungo – lo fanno tutti.

 

Però aspetta, chi lo decide se un prezzo che attribuisco ad un calciatore è “gonfiato” o meno? Si può stabilire un prezzo oggettivo?

No. Categoricamente no. Vi cito un passaggio della sentenza con la quale il Tribunale Federale Nazionale l’estate scorsa ha sbriciolato le tesi della procura sportiva invitandola persino a rileggersi attentamente le pagine di “Dottrina e prassi” e le norme del codice civile, in una sentenza tombale. Si tratta proprio del caso plusvalenze che ha portato inizialmente all’assoluzione della Juventus e per la quale è stata chiesta la revocazione! “Il valore di mercato di un diritto alle prestazioni di un calciatore rappresenta il valore pagato dalla società acquirente al termine di una contrattazione libera, reale ed effettiva di quel diritto sul mercato di riferimento. E il libero mercato non può essere guidato da un metodo valutativo (quale che esso sia) che individui e determini il giusto valore di ogni singola cessione. Non foss’altro perché, in tal caso il libero mercato non esisterebbe più per la fissazione di corrispettivi di cessione sostanzialmente predeterminati da quel metodo di valutazione”. Ovvero: il prezzo lo determina, come detto prima, il libero mercato. Se lo stabilissimo con formule o valutazioni oggettive, non sarebbe più un “libero” mercato. Per lo stesso motivo, nessuno può stabilire se una valutazione di un calciatore sia “corretta” o meno, se non le parti interessate.

 

Ma allora perché si parla di plusvalenze “fittizie”? Perché si dice che sono la prassi tra tanti club?

Mettiamola così: il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, interrogato sul tema, ha detto « Si dà per scontato che ci sia stato un ricorso sistematico a plusvalenze fittizie nel mondo delle società, ma che vuol dire fittizie? ». Se lo sta domandando ancora pure lui.

 

Andiamo con calma, dall’inizio. Cosa è successo nel primo processo?

È successo che Chinè ha preso gli schiaffi (virtuali) quando ha provato, senza intercettazioni, a stabilire lui una valutazione “corretta” di un calciatore basandosi ad esempio sulle famose valutazioni di Transfermarkt o su criteri più o meno “oggettivi”. Roba che ha messo in serio imbarazzo la stessa FIGC.

 

Perché quella sentenza “tombale” è stata poi revocata, allora? Cosa ha fatto pensare che questa volta le plusvalenze potessero invece essere classificate come “fittizie”?

Dopo quel processo, perso su tutta la linea, Chinè ha chiesto e ottenuto dalla Procura di Torino un ingente materiale di intercettazioni che prima non aveva a disposizione, e ha trovato, dice lui, delle telefonate “confessorie” dove la Juventus ammetteva di aver fatto un uso delle plusvalenze illecito, attribuendo volontariamente ai calciatori un valore più elevato di quello sportivo, o organizzando scambi con altre società dove c’erano delle X al posto del nome dei calciatori, a quel punto irrilevanti e da individuare eventualmente in seguito, perché l’accordo era totalmente economico e non sportivo. Insomma se lo dicono da soli, non lo deve stabilire Chinè con le tabelle Transfermarkt. Cherubini l’avrebbe addirittura messo nero su bianco.

 

Parli del libro nero? Cos’è?

In realtà è un foglio A4 con degli appunti, non un libro. Vallo a capire perché Cherubini lo abbia chiamato così. Ad ogni modo, dentro ci sarebbe secondo Chiné un passaggio chiave, una critica a Paratici per le plusvalenze “artificiose”. Da qui, la “confessione”.

 

Chinè quanto aveva chiesto inizialmente nel primo processo, quello “finito a schiaffi”?

Aveva chiesto 800.000€ di ammenda in tutto in forza dell’art. 31 comma 1 CGS e delle violazioni commesse dai singoli tesserati.

 

E basta? E sono diventati 9 punti dopo la revocazione? A proposito: ma è possibile che il procuratore chieda 9 e la sentenza aumenti a 15?

Rispondo subito alla seconda: diciamo che non è la prima volta che succede. È raro, ma succede. Quanto ai punti, sì, sono aumentati magicamente a 9 la seconda volta. Ma c’è anche un qualcosa di più: Chiné non ha contestato l’art. 4 alla Juventus. A leggere i giornali, è la corte giudicante che ha ritenuto di estendere l’art. 4 dai dirigenti alla Juventus. Questa cosa non ha convinto gli avvocati della Juventus e molti osservatori esterni, mentre per la procura – essendo l’art. 4 un articolo “di chiusura”, è un qualcosa che comunque può essere fatta. Giuridichese. Diciamo che quantomeno è singolare. La sentenza è venuta fuori quindi molto più severa addirittura delle richieste.

 

Ma è cambiata la Corte giudicante?

No, erano gli stessi degli schiaffi di cui prima. Le stesse persone.

 

Restiamo sulle plusvalenze. Ammettiamo appunto che ci siano queste telefonate in cui la Juventus dica: “Sto gonfiando il prezzo di un giocatore”, quindi anche “confessandolo”: si tratta di fatture false? Ci sono vantaggi fiscali? Si può parlare di falso in bilancio?

Vi riporto le parole dell’amico avv. Francesco Andrianopoli, col quale per diversi anni ho avuto il piacere di collaborare e fare un podcast. « Una precisazione: la Juventus con le plusvalenze non ha fatto un’operazione falsa. Il falso è quando si apposta a bilancio una voce che non esiste. Esempio: io vendo per 100.000€ un bene, e quel bene non ce l’ho. Quando invece si mettono a bilancio delle voci che possono essere valutate male, eccessivamente o in esercizi in cui non competono, quello non è un “falso”, ma una “non corretta appostazione”, che è sì una irregolarità bilancistica, ma non è un reato, né un illecito. Quello di cui stiamo parlando, in termini di plusvalenze, non sono dati “falsi” apportati in fatture false, perché al limite ci sono due squadre che si scambiano due giocatori e dicono: “il mio vale 20, il tuo vale 20, facciamo questo scambio così tu fai una plusvalenza e io faccio una plusvalenza!”, quando il valore “reale” non era 20 ma qualcosa di meno. A questo punto, non c’è nessun “falso”. In primo luogo perché non è che sia falso tutto il valore: quei giocatori lì magari, invece di valere 20 e 20, valevano (sempre che qualcuno lo possa accertare) ammettiamo 10 e 10, ma sicuramente non 0 e 0. In secondo luogo: a bilancio, ognuna delle due squadre mette sia la voce positiva del +20, sia la voce negativa del -20. Quindi non è la situazione citata prima dove si vende un bene che non esiste (falso) e si fa un’operazione introducendo solo una componente positiva (fraudolenta) a bilancio con evidenti vantaggi anche fiscali. Oltre alla plusvalenza immediata, infatti, negli esercizi successivi mi ritroverò dei costi aumentati per 20 milioni a bilancio. Quindi non c’è un risultato positivo sui bilanci nel lungo periodo, non c’è un vantaggio fiscale, ma c’è “solo” il problema che queste voci finiscono su bilanci diversi, che è molto diverso dal dire che si sia fatto il “falso” ».

 

Ok, non c’è vantaggio reale, ma 15 punti sono comunque giustificati? Sono tanti? Pochi?

La giustizia sportiva storicamente è sempre stata molto leggera su violazioni bilancistiche anche ben più gravi di quelle contestate alla Juventus, ovvero addirittura in quelle con pagamenti in nero o attribuzioni false/fraudolente (es. con giocatori inesistenti o che non hanno mai cambiato squadra), comminando sempre ammende e squalifiche e raramente punticini di penalizzazione. Comunque la si veda, i 15 punti comminati alla Juventus sono abnormi in considerazione proprio dello storico delle valutazioni e delle indicazioni degli organi giudicanti.

 

Questo lo sostieni tu che sei di parte…

No, lo sostiene anche, tra gli altri, Sergio Santoro, ex presidente della Corte federale della Figc e membro del Consiglio di Stato. Insomma, forse il più “titolato” a parlarne. E dice che « Trovo singolare che il presidente della CFA della sentenza di condanna del gennaio 2023 sia lo stesso che a maggio 2022 aveva emanato la sentenza di assoluzione nel medesimo processo ». E ancora: « Non sappiamo se la Corte abbia ritenuto di sanzionare la società Juventus ed i suoi dirigenti per la vicenda delle plusvalenze. Se così fosse, si tratterebbe di una decisione in contrasto con i precedenti della giustizia endofederale in materia di plusvalenze. Occorre capire quali siano le ragioni di questo improvviso mutamento della giurisprudenza. Inoltre, se la sanzione inflitta è conseguenza dell’illecito sulle plusvalenze non si comprende come questo illecito possa essere stato realizzato da una sola società. La plusvalenza viene realizzata almeno da due soggetti, mentre nel caso in esame non risultano essere state deferite altre società per questo illecito ».

 

Ci sono altre squadre che sono state punite per plusvalenze “fittizie” nella storia della Serie A e della Serie B?

Recentemente due, Chievo e Cesena. Situazione tra l’altro diversissima, con accuse ben più pesanti, società fallite che si sono scambiate giocatori inesistenti per provare a salvarsi… Un quadro decisamente molto peggiore di quello della Juventus.

 

E come è finita?

Il Chievo ha preso 3 punti. Il Cesena inizialmente aveva preso 15 punti (nel campionato successivo), poi il processo è stato rifatto, ma nel frattempo sono fallite entrambe ed è morta lì. Non è un vero precedente. Non era nemmeno un giudizio tecnicamente passato in giudicato. Non solo: era anche diversa la fattispecie contestata: lì il bilancio fu effettivamente falsato poiché le due società scambiarono calciatori dilettanti, come detto prima tutt’altro scenario, ben più grave.

 

LEGGI APPROFONDIMENTO

 

Ma è vero, come sostiene Chiné, che la Juventus “invece di mettere le mani in tasca e ripianare i debiti ha creato plusvalenze fittizie che le hanno permesso di mettere soldi veri sul mercato e acquistare giocatori”? Abbiamo fatto il mercato con le plusvalenze? Perché sarebbe effettivamente slealtà sportiva, no?

A parte che la proprietà ha dovuto fare due aumenti di capitale da 700 milioni di euro (ce lo vedo John Elkann a leggere questo messaggio senza imprecare) e che parliamo di qualche decina di milioni di plusvalenze “gonfiate” (la parte cioè che è ritenuta “in eccesso”, sopravvalutata), e quindi di un un rapporto di 700 a qualche decina, e fa già ridere così, ma torniamo a quanto spiegato prima. Se è vero che realizzare una grossa plusvalenza (o tante piccole-medie) aiuti enormemente nel bilancio in corso, è vero anche che produce parallelamente un aumento dei costi a iniziare dalla stagione successiva che, seppur spalmato, aumenta sempre di più con l’aumentare delle plusvalenze realizzate, generando un circolo vizioso. In definitiva, questo modo di fare porta a dover immettere soldi (appunto, tramite aumenti di capitale), non a produrne magicamente di “finti”, come se si avesse una gallina dalle uova d’oro o si facessero plusvalenze “false”, iscrivendo solo voci attive a bilancio e non iscrivendo voci negative.

 

Non sono del tutto convinto.

Ok. Proviamo con la matematica. Cito Leonardo Dorini, uno che con i conti è bravo. « Su circa 4,5 miliardi di fatturato complessivo in 10 anni, il player trading conta per il 17% ». Parla della Juve. Tutte le plusvalenze realizzate dal club, incluse quelle “reali” (l’esempio iniziale di Pogba, senza incroci), contano il 17% del fatturato. Considera che quelle “contestate” sono una minima parte di questo 17% (è contestato “l’eccesso”).

 

 

Sempre Dorini: « In valore, i ricavi hanno raggiunto livelli davvero ragguardevoli (fino al top di 172 ml), anche se la % è rimasta sempre lontana dal 40%, livello che spesso viene citato dagli osservatori (come critico, ndr), ma mai effettivamente raggiunto ». Ripeto: questo è il player trading, quello che include anche cessioni senza scambi. La parte fittizia di plusvalenze contestate alla Juventus ammonta qualche decina di milioni, una percentuale davvero minima del tutto. Per te ha inciso su una società che muove centinaia di milioni di euro l’anno? E’ un trucchetto contabile, non un qualcosa che abbia tenuto in vita illecitamente la squadra.

 

Ma le plus contestate quindi non erano determinanti per l’iscrizione al campionato?

No. A parte che in Serie A sono tranquillamente iscritti club col patrimonio netto negativo, i valori delle plusvalenze contestate (che non sono, l’intera plusvalenza, ma solo la parte in eccesso rispetto al presunto “valore reale”) non erano determinanti per i requisiti finanziari per l’iscrizione. Anche perché vogliamo pensare che un club che ha immesso in due anni 700 milioni di euro si sarebbe fatto saltare in aria per altri 20-30?

 

Ti credo. Mi sembrerebbe strano, in effetti. Ma al di là delle cifre, diciamo che un po’ scorretti e sleali lo sono stati, dai. Su questo che dice Santoro? Si può dare l’art. 4? 15 punti ci stanno?

Chiariamo. Per la procura, ed evidentemente per la Corte Federale, è stato punito il modus operandi, cioè l’aver movimentato giocatori per portare a casa un numero (una plusvalenza totale) che ci consentisse di chiudere il buco di bilancio. Santoro sostiene però che « Questo, però, presuppone una modifica, da parte della Corte Federale, del capo di imputazione avanzato, a quanto è dato sapere dalle cronache, dalla Procura federale. Il Giudice Federale ha ampi poteri in materia di qualificazione giuridica del fatto contestato, ma siffatto potere non deve mai debordare in una ricostruzione alternativa dei fatti accertati e contestati. In ogni caso, la penalizzazione di 15 punti apparirebbe poco comprensibile, se correlata alla violazione del principio di lealtà sportiva. Abnorme. »

 

Ah, beh. “Abnorme” detto dall’ex Presidente della Corte Federale? Anche con riguardo all’art. 4? Non male. Ma scusa ma allora, se nemmeno era tutto sto vantaggio economico nel medio periodo, perché la Juventus l’ha fatto?

Ha sbagliato, a mio avviso. Ha effettuato un passo più lungo della gamba acquistando calciatori a prezzi elevatissimi (Higuaìn e Ronaldo soprattutto, invendibili tra l’altro vista l’età) e, anche a causa del Covid che ha inciso enormemente sui ricavi, si è trovata costretta a ricorrere alle plusvalenze per tamponare in parte quei bilanci. Il problema è che all’impoverimento economico causa Covid ha fatto seguito anche un impoverimento tecnico della rosa a disposizione che non è stata sufficientemente valorizzata in campo e che non ti ha permesso di realizzare cessioni “pulite” (nel senso di senza scambi). Quando si dice “ci siamo ingolfati” (termine da me usato in un articolo del marzo 2021), si intende proprio questo. Il mix di una situazione che comprende l’aumento eccessivo dei costi, la fine dei calciatori “vendibili” per fare cassa (senza scambi) e qualche errore compiuto sul mercato (giocatori pagati più del loro valore) che hanno di fatto bloccato il mercato e costretto a fare manovre del genere.

 

Facile dirlo ora, però! Non se ne potevano accorgere da soli prima dei tribunali?

Per quanto mi riguarda, non vi dirò “veramente lo dico da anni” (l’ho detto 😬), ma – e ho già pubblicato un articolo a riguardo – anche la stessa Juventus ad un certo punto si rende conto che questo sistema non le sta portando benefici, ma costi (“merda”). Ed è la Juventus stessa che inizia a pensare: dobbiamo cambiare, queste plusvalenze ci stanno creando più danni che benefici. Andrea Agnelli utilizza la stessa espressione che usai io prima di lui: “abbiamo ingolfato la macchina”. E quindi autocritica c’è stata. Un cambio netto di comportamenti pure.

 

Ma quindi, quale può essere una buona lettura? Senza cadere in complottismi, cosa sarebbe successo? Cosa ha portato una sentenza di assoluzione a trasformarsi in una sentenza di condanna così grave e addirittura “abnorme?”

Sempre l’avv. Francesco Andrianopoli: « Cosa sarebbe cambiato? Non è cambiata la sostanza dell’accusa, perché è sempre la stessa. È cambiato l’aspetto emotivo, ma l’aspetto emotivo non deve incidere sulla pena. Se io rubo 10.000 €, vengo condannato perché ho rubato 10.000€. Se poi si scopre in un’intercettazione che io dico “Ci ho goduto a rubare 10.000€ a quello lì perché lo voglio vedere soffrire” non è che si riapre il processo e mi si danno 3 anni anziché 3 mesi. Allo stesso modo, se io dico “Ho rubato 10.000€ perché mio figlio stava molto male e ha bisogno di cure” non è che mi assolvono perché ho spiegato il mio pensiero e può fare intenerire qualcuno. Le intercettazioni solo questo aggiungono alla concretezza dei fatti contestati, un aspetto emotivo ». Insomma, al netto di complottismi vari, siamo alle solite: intercettazioni sbattute in prima pagina sui giornali per mesi, le forche innalzate per settimane, giudizi emessi prima ancora di un rinvio a giudizio o nonostante un’assoluzione piena lato sportivo, ed ecco che la stessa Corte (proprio le stesse persone) che un anno assolvono, l’anno dopo condannano. A morte. Con una sentenza giudicata “abnorme” come portata da un ex presidente della Corte Federale e totalmente in contrasto con quanto stabilito e deciso in casi analoghi (ma anche peggiori) fino a quel momento.

 

In attesa di leggere le motivazioni e di capire in punta di diritto (ammesso conti) come potrà difendersi la Juventus presso il Collegio di Garanzia del CONI, spero di avervi fatto cosa gradita spiegando, in maniera semplice, il primo filone di processi. Questo NON È un articolo giuridico, ovviamente, quello mi riservo di farlo una volta finito l’iter processuale. Voleva essere e, spero sia riuscito, un tentativo di “far capire” qualcosa di più a chi non ci aveva capito granché. Il prossimo articolo sarà incentrato sulla “manovra stipendi” dove, lo anticipo, c’è già più “ciccia” e preoccupazione.

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