Calciopoli. Sim Svizzere/3 – La sim di De Santis15 minuti di lettura

Premessa: l’indagine in corso a Napoli si fonda principalmente su 170.000+ telefonate intercettate. Tra queste, come sappiamo, non vi è alcun dialogo diretto intercettato tra le utenze sotto osservazione di Luciano Moggi e Antonio Giraudo e quelle di arbitri in attività, Massimo De Santis incluso. Ve ne sono, invece, tra altri dirigenti sportivi (si pensi a Facchetti, a Galliani, a Meani..) ed arbitri/assistenti (Collina, Paparesta, Puglisi, Copelli, Racalbuto, ecc..), intercettate, e che possiamo per questo ascoltare e valutare (non affrontiamo qui il discorso delle telefonate “nascoste”). L’unica prova di contatti telefonici tra i due dirigenti della Juventus e le “giacchette nere” sarebbe costituita da telefonate mai intercettate e mai udite da nessuno, avvenute tra utenze straniere presumibilmente attribuite ai facenti parte dell’associazione a delinquere. Il fatto è che, anche a leggere alcuni giornali, sembrerebbe quasi come, per essere sodale dell’associazione, bastasse possedere o usare una SIM svizzera. In realtà così non è. L’utilizzo di tali sim non costituisce infatti, di per se, un reato penale. Vi sono, a tal proposito, gli esempi di due arbitri “svizzeri”, il sig. Cassarà e il sig. Gabriele che, per il giudice De Gregorio, nella sentenza di primo grado del rito abbreviato, pur essendo a suo giudizio certamente possessori e usufruitori di SIM svizzera, sono comunque risultati entrambi assolti dall’accusa di associazione a delinquere per “non aver commesso il fatto”. Serve di più. Servono gli illeciti. Serve la finalità di avvantaggiare “la Cupola”. Specie per un presunto “promotore” della stessa come De Santis. Fa sorridere, perciò, come ad esempio si dia tanta rilevanza a presunti contatti tra la SIM svizzera attribuita a Moggi e quella attribuita a De Santis avvenuti il 5 febbraio 2005 in occasione della partita Palermo-Juventus. Analisi delle celle, interpolazione dei dati.. e poi i bianconeri perdono. Con De Santis che non aiuta, anzi. Non solo: come vedremo, l’intero periodo di uso della sim svizzera coinciderebbe col lasso di tempo che, i Carabinieri, definiscono dello “svincolo” associativo del De Santis. In pratica l’avrebbe usata mentre arbitrava volutamente contro e si dissociava dall’associazione. Non si capisce perciò, per tornare alla riflessione di prima, se tale uso, comunque da dimostrare, fosse perciò strumentale a eventuali illeciti (da dimostrare) a favore dell’associazione o se costituiscano, in astratto, motivo valido e sufficiente per giustificare tale vincolo. A prescindere dai risultati e dall’opera concreta del De Santis. Sicuramente così non può essere, ed è bene sia chiaro. Ciò premesso, vediamo di capire come hanno operato i Carabinieri nelle loro indagini.

LA “SCOPERTA”
Il 9 febbraio del 2005 Paolo Bergamo chiama dalla propria abitazione (utenza fissa) Luciano Moggi su sim svizzera Sunrise. La telefonata, per capirci, è la “grigliata non riuscita”, la madre di tutte le intercettazioni moggiane. I Carabinieri annotano il numero della sim di Moggi e chiedono ai gestori italiani l’acquisizione dei tabulati su quella sim dal 1 gennaio 2005 al 15 marzo 2005. Notano che la sim aveva contatti solo con altre due utenze Sunrise, attribuite poi dai Carabinieri a Pairetto e Bergamo. Chiedono e ottengono di intercettarle (quindi era possibile farlo), ma non trovano più traffico (probabilmente, dicono, Moggi e Bergamo si erano accorti di aver “bruciato” una sim, quella di Moggi, che da allora non effettua più traffico). Verificano, infine, come fossero tutte e tre intestate a De Cillis Armando. Nel 2006, dopo lo scoppio di Calciopoli (sportiva) e dopo che in tv si parla per la prima volta di utenze svizzere, Teodosio De Cillis (figlio di Armando) si reca dai Carabinieri di Como e fornisce l’indicazione di 9 schede che sarebbero state acquistate, a suo dire, dal collaboratore di Luciano Moggi e dipendente della Juventus Giancarlo Bertolini, per suo conto. Queste 9 SIM  hanno contatti sia con utenze nazionali che estere. Le estere che hanno contatto con queste prime 9 schede sono 12.

L’INCROCIO DELLE TELEFONATE
Tra queste 12, quindi quelle del secondo gruppo, c’è anche la SIM numero 0041764384495 che i Carabinieri hanno attribuito, a seguito di accertamenti, a Massimo De Santis. La SIM numero 0041764329194 era invece già stata collegata  a Luciano Moggi.  I Carabinieri chiedono allora i tabulati dal giugno del 2004 al gennaio del 2007 della SIM col 495 finale (De Santis) e li incrociano con quelli che già possedevano della SIM attribuita a Moggi. Per la verità con metodi controversi.

LE ANOMALIE DEGLI INCROCI
«I gestori ci danno la loro schifezza, poi vedetevela voi», questa la confessione del Di Laroni. Che, a mano, incrocia montagne di tabulati. Il risultato è il seguente: all’utenza 194 (Moggi) vengono attribuiti 11 contatti in uscita verso l’utenza 495 (De Santis) e 17 in entrata. Viceversa, all’utenza 495 (De Santis) vengono attribuiti 40 contatti in uscita verso la 194 (Moggi) e 20 in entrata. Un pastrocchio giustificato dal Di Laroni col fatto che alcuni gestori (es. Wind) attribuiscano per una telefonata fino a 3 contatti, per altre 1, e in base a ciò lui si sarebbe limitato a riportare il tutto, senza raggruppare o dividere. Apro allora una parentesi, ma credo serva. Ci sono altri incroci tra altre SIM svizzere effettuati dai Carabinieri dove, a differenza di questo caso e di quanto spiegato dal Di Laroni, i Carabinieri non riportano tutti i contatti, ma li “filtrano”, ossia eliminano (a giudizio loro) i contatti “doppioni”. Dei 3 contatti della Wind, ad esempio, ne tolgono due. Inoltre eliminano telefonate effettuate nello stesso momento, ma con piccolissimi scostamenti temporali (un gestore la registra in un momento, un altro gestore in un altro). Vi sono, inoltre, telefonate che risulterebbero temporalmente incompatibili, secondo le difese. Per concludere con i dubbi, infine, esistono casi dove da una parte si ha in entrata la casella “0” nei contatti, e la SIM incrociata ne avrebbe invece più di una. Come è possibile? Per il Di Laroni si potrebbe spiegare con contatti non andati a buon fine (telefonate che non giungono a destinazione) ma, anche qui, come detto dall’avv. Prioreschi in dibattimento, la prassi vuole che i contatti rilevati dai gestori riguardino esclusivamente telefonate andate a buon fine, e quindi per questo registrate. Insomma, tanti dubbi, che gli avvocati faranno presente.

Anomalie ovviamente che verranno contestate nelle arringhe.

LA SIM ATTRIBUITA A DE SANTIS
Non resta ora che dimostrare come abbiano associato la SIM 495 a Massimo De Santis. Iniziamo col dire che per Di Laroni le SIM prese in considerazione dai Carabinieri appartenessero sostanzialmente a tre gruppi: il primo di 9 (denunciate da De Cillis), il secondo di 12 e un terzo gruppo di 10. Sempre secondo il maresciallo, le SIM del secondo e del terzo gruppo (12 e 10) non corrisponderebbero alle SIM indicate come vendute dal De Cillis (le prime 9), e sono quindi in realtà solo deduzioni che i Carabinieri fanno basandosi esclusivamente sul traffico dei tabulati telefonici. Traffico che va dal 7 gennaio 2005 al 5 novembre 2005 (prima e dopo la SIM non effettua chiamate). Ci torneremo su questo aspetto, perché non è marginale. Dal 7 gennaio al 28 marzo 2005, inoltre, la SIM del De Santis effettuerebbe e ricevebbe chiamate solo verso altri gestori svizzeri mentre, da aprile fino a novembre, soltanto con utenze di gestori nazionali.

LE TELEFONATE “ITALIANE”
Un forte indizio usato dai Carabinieri per attribuire la SIM al De Santis è costituito dal fatto che, da quella scheda, con lo stesso metodo descritto prima, attribuiscono anche, da aprile in poi, contatti verso alcune utenze “italiane” associabili all’arbitro di Tivoli.

xxxxx357 intestata a De Santis Stefania (sorella del De Santis)
xxxxx789 Di Giacomo Francesca (moglie Del Santis)
xxxxx362 alla Di Giacomo Francesca come utenza fissa
xxxxx198 intestata a Morescanti Silvia

Ve ne sono altri, ovviamente. Ma già questi rendono l’idea. Per completezza d’informazione, i Carabinieri, come fatto rilevare dall’avv. Gallinelli, non hanno mai proceduto all’acquisitizione di riscontri dichiarativi da parte di tali soggetti, che quindi non hanno mai potuto confermare (o smentire) l’esistenza di tali telefonate. Certo, è probabilmente l’indizio più interessante di tutti, anche se da solo non basta, a livello giuridico, per dimostrare che fosse proprio il De Santis ad usare tale scheda (e infatti i Carabinieri usano sempre termini garantisti, come “presumibilmente”, “probabilmente”, “secondo la nostra interpretazione”).

LE CELLE ATTIVATE A ROMA
Altro metodo utilizzato è stato quello (già descritto a proposito della SIM svizzera di Fabiani) dell’aggancio delle celle. Metodo che, comunque, non è esente da difetti ed errori. Anche clamorosi. L’avv. Gallinelli ha infatti dimostrato durante l’udienza dell’11 maggio 2010 tre situazioni paradossali, portate ad esempio:

21 gennaio 2005 ore 14:19, chiamante 495 (De Santis) a 194 (Moggi). Cella agganciata in Via Moreni 48 a Firenze, associata a Coverciano. Quel giorno De Santis era a svolgere un corso per vicecommissario di Polizia Penitenziaria a Via Casal del Marmo a Roma (corso tra l’altro in parte svolto proprio a Via Inselci), come da documentazione prodotta dalla difesa.

27 gennaio 2005 ore 11:53, chiamante 495 (De Santis) a 584 (altro soggetto imputato). Cella agganciata in Via Massimiliano Massimo 7 a Roma. Ore 12:14, chiamante 495 (De Santis) a 584 (altro soggetto imputato). Cella agganciata in Via Cesare Pavese a Roma. Anche in quel giorno De Santis era a svolgere il corso per vicecommissario come da documentazione prodotta dalla difesa dalle ore 9 alle ore 13 (e dalle 14 alle 18).

1 febbraio 2005 ore 12:58, chiamante 495 (De Santis) a 584 (altro soggetto imputato). Cella agganciata a Via Laurentina a Roma. Anche in quel giorno De Santis era a svolgere il corso per vicecommissario come da documentazione prodotta dalla difesa dalle ore 9 alle ore 13 (e dalle 14 alle 18).

A questo va aggiunto come i Carabinieri non sapessero, non avendo mai effettuato ulteriori accertamenti (ad esempio l’acquisizione dei rimborsi spesa con i pedaggi, gli scontrini, ecc..) sul dove fisicamente si trovasse il De Santis al momento delle telefonate effettuate o ricevute dalla SIM svizzera attribuitagli. Esempio se il giorno x si aggancia la cella y, i Carabinieri non hanno mai dimostrato che il De Santis si trovasse effettivamente nei pressi di y, o magari in tutt’altro luogo o città. Inoltre, particolare questo interessante, non hanno mai effettuato neanche il confronto IMEI-SIM, per vedere se De Santis avesse usato con lo stesso cellulare sia una sim italiana nota che questa sim svizzera. Fatto questo raggirabile usando cellulari differenti, ma è comunque singolare come non sia stato fatto, come accertamento. Avrebbe messo la parola fine sulla discussione, in caso di riscontro positivo.

LE CELLE ATTIVATE FUORI ROMA
Ultimo riscontro: oltre alle celle che vengono agganciate a Roma e Tivoli, vi sono quelle delle trasferte lavorative (arbitrali) di De Santis. In particolare, vi sono tre casi dove si registrano celle agganciate nella città dove il De Santis è ad arbitrare. Per completezza, però, c’è da dire che sono solo 3 casi. Vi riportiamo perciò l’elenco completo delle partite arbitrate dal De Santis nel periodo di traffico della SIM, per lasciare a voi ogni valutazione. Come premessa, diciamo solo che la SIM si attiva il giorno dopo Parma-Juventus 1-1, con la terna arbitrale che nega un netto rigore alla Juventus su Del Piero e fa infuriare la Juventus.

(PERIODO 7 GENNAIO – 28 MARZO)
16 gennaio 2005 a Bergamo, Atalanta-Siena NO
30 genn 2005 a Milano, Milan-Bologna SI
5 febbraio 2005 a Palermo, Palermo-Juventus (1-0) SI
20 febb 2005 a Palermo, Palermo-Lecce SI
27 febbraio 2005 Inter-Milan a Milano NO
13 marzo 2005 a Reggio Calabria, Reggina-Messina NO
20 marzo 2005 a Udine, Udinese-Lecce NO

Ci inserisco anche il periodo 29 marzo – 5 novembre (che comprende perciò anche il campionato successivo) perché, anche se è vero che non vi furono più telefonate con utenze SIM svizzere, per i Carabinieri ve ne furono verso utenze italiane. E allora le celle si sarebbero quindi potute agganciare.

(PERIODO 29 MARZO – 5 NOVEMBRE)
17 aprile 2005 a Brescia, Atalanta-Brescia NO
20 aprile 2005 a Torino, Juventus-Inter (0-1) NO
30 aprile 2005 a Firenze, Fiorentina-Milan (1-2) NO
8 maggio 2005 a Livorno, Livorno-Siena NO
22 maggio 2005 a Brescia, Brescia-Messina NO
29 maggio 2005 a Lecce, Lecce-Parma NO
28 agosto 2005 ad Ascoli, Ascoli-Milan NO
21 settembre 2005 a Lecce, Lecce-Fiorentina NO
2 ottobre 2005 a Messina, Messina-Sampdoria NO
26 ottobre 2005 a Siena, Siena-Fiorentina NO

LECCE-PARMA E LE ALTRE “ROSSE”
Riguardatevi la tabella. In rosso le partite che – da sole – farebbero già crollare ogni castello. Juventus-Inter, a Torino. Non viene utilizzata la SIM svizzera. Come se non bastasse, la Juventus perde pure. Partita successiva: Fiorentina-Milan. La partita (questa sì) dal delitto perfetto: con una vittoria della Fiorentina infatti la Juventus sarebbe scappata in fuga, e i Viola avrebbero guadagnato punti preziosissimi. E invece non solo la Fiorentina non vince, ma De Santis non ammonisce neanche tre giocatori del Milan diffidati (Nesta, Seedorf e Rui Costa. L’ultima, invece, è probabilmente la più importante. L’atto finale. La partita che per i Carabinieri (ma non per la matematica) avrebbe salvato la Fiorentina: Lecce-Parma. Che De Santis, con poteri sovrannaturali, avrebbe pilotato verso il 3-3. Ne abbiamo già parlato spesso, quindi non entrerò nel merito. Se non per dire come, secondo gli inquirenti, il De Santis avrebbe “preparato” la partita (con Bergamo, in particolare) utilizzando utenze italiane (intercettate). Tesi questa già ampiamente contestata e crollata in dibattimento (ma bastavano la logica e la matematica), e che ha ricevuto il colpo di grazie con la scoperta di “nuove” telefonate che sono state incredibilmente ignorate dagli inquirenti (nel dopo-partita, tra De Santis e Bergamo, e tra De Santis e Collina). Il paradosso finale è perciò proprio che il De Santis avrebbe utilizzato la SIM svizzera con la Cupola bianconera ma da antijuventino e anticupolaro e, quando poi invece per ragioni assurde avrebbe deciso di tornare Cupolaro e aiutare la Fiorentina, si sarebbe servito non della SIM svizzera ma di utenze italiane intercettabili e intercettate. Cioè tutto al contrario. E poi avrebbe riusato la SIM svizzera per chiamare amici e parenti su utenze italiane.

LA DOMANDA DELLE DOMANDE
I Carabinieri sospettano che Moggi faccia uso di SIM Svizzere da subito. Hanno “i numeri” solo nel 2006, è vero, ma hanno anche la certezza dell’utilizzo di Moggi grazie alla telefonata con Bergamo, quindi già dal febbraio dell’anno prima. E hanno più di un sospetto che ci siano diversi arbitri a farne utilizzo. Ciò nonostante, mai un’irruzione a Coverciano, dove si radunavano “tutti” gli arbitri. Perchè? Ho sentito diverse “risposte” da parte dei colpevolisti, nessuna convincente. Io una teoria ce l’avrei, ma non la si può scrivere.

(si ringrazia l’avv. Paolo Gallinelli, difesa De Santis)

Integrazione commenti:

Dalle deposizioni degli Auricchio Boys si evince che si siano recati in Svizzera (senza la rogatoria internazionale, tra l’altro) per acquisire la documentazione per l’indagine sulle schede Sunrise. Però poi Auricchio dice che il De Cillis Teodosio “spontaneamente” si recò dagli inquirenti dopo aver letto su un giornale locale che i Carabinieri incaricati di indagare su Moggi (e non su Calciopoli… mah, va be’) avevano un collegamento con tal De Cillis Armando residente a Chiasso (l’abilità di Auricchio di “usare” i quotidiani d’informazione è encomiabile). E nella deposizione “spontanea” resa ai Carabinieri il De Cillis Teodosio portò con se la sua agenda ove teneva i conti e contatti per tutte le sim vendute. Ma i Carabinieri non sequestrarono l’agenda, non la fotocopiarono, semplicemente il De Cillis Teodosio leggeva i dati dalla sua agenda e i Carabinieri trascrivevano ciò che “spontaneamente” il buon Teodosio raccontava loro. Alla luce delle dichiarazioni del De Cillis Teodosio per le quali anche altri dirigenti di calcio italiani si recavano da lui per “acquisti”, non sarebbe stato interessante sequestrare quella documentazione? Perché Nardone (un Auricchio Boy) dichiara in tribunale di essersi recato a Chiasso (Svizzera) nel negozio del De Cillis per acquisire documentazione, quando la documentazione in oggetto non è stata mai prodotta? Perché i Carabinieri non hanno sequestrato quell’agenda invece di farsi dettare i dati dal De Cillis Teodosio? Dov è l’agenda? Quali altri dati interessanti conteneva? Forse c’era qualche dato che non doveva essere portato alla luce? (commento a firma “IlVentoContro”)

Hai toccato un unico tastino della vicenda ed è venuto fuori un vespaio di domande ed aggiungo io che ce ne sarebbero altrettante come ad esempio come mai i magnifici nel febbraio 2005 sanno che 3 sim in uso alla nuova P2 sono intestate ad un ignaro pensionato e non hanno nemmeno un briciolo di curiosità di sapere chi è? Che ne sò magari gestisce un negozio di telefonia in terra elvetica e magari gli fornisce subito i nove numeri di schede non bruciate dall’errore di Bergamo e magari ogni volta che un emissario della nuova P2 va a comprare delle schede lui (il pensionato) avvisa i carabinieri e così forse ma forse i carabinieri intercettano in tempo reale delle sim fresche fresche senza dover fare tutto quel lavoraccio a posteriori (eroici). (commento a firma “Bruno”)

La storia di de Cillis è ancora più assurda, in realtà. Perchè delle schede svizzere intestate a Arturo De Cillis nato a Carovigno il 30.8.1924 se ne parla a pag.20 già nella prima informativa dei CC, quella di aprile 2005.  Come fossero riusciti a risalire al titolare senza rivolgersi direttamente al gestore svizzero, il che sarebbe dovuto avvenire tramite rogatoria internazionale, lo ha poi spiegato il maresciallo Di Laroni nel corso della sua testimonianza al processo di Napoli nel 2009: attraverso il centro di cooperazione delle polizie doganali. La cosa inspiegabile è che, dopo essere risaliti a questo evidente presta-nome, ai CC viene pure in mente di andare a indagare sui suoi figli. E in effetti risalgono a… De Cillis Cristino nato a Carovigno il 26.6.1965, titolare di un albergo a Cernobbio (vedi sempre pag. 20 della prima informativa). E NON (badate bene) all’altro figlio, De Cillis Teodosio, che guarda caso possiede un negozio di articoli elettronici a Chiasso, dove guarda caso si vendono… schede telefoniche. E che, guarda caso, compare magicamente dal nulla nella primavera 2006 con una lista di schede consegnate agli emissari di Moggi. Cosa volete che vi dica… mah. (commento a firma “ImperoBianconero”)

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