Scommessopoli. Il caso Gheller, condannato “per una sorta di conferma”

Ho appena finito di leggere il carteggio relativo al calciatore Mavillo Gheller. La reazione immediata che ho avuto è stata la rabbia. Vediamo se, raccontando la sua storia, proverete anche voi la stessa emozione dinanzi ad una giustizia che è sempre più una caccia alle streghe. Vi ricostruisco brevemente la sua storia.

Gheller è stato “nominato” (manco fossimo al Grande Fratello) da Pippo Carobbio. No, non nell’interrogatorio davanti al GIP di Cremona del 20 dicembre 2011: Novara-Siena, lì, non venne neanche menzionata da Carobbio. No, nemmeno in quello davanti al PM del 19 gennaio 2012, dove Pippo –non sia mai una ammissione – negò di aver mai manipolato partite del Siena. Lo fa il 29 febbraio 2012 davanti alla procura federale: ormai certo di essere deferito dichiara – guarda caso – la piena disponibilità a collaborare. E guai ad essere maliziosi. Prima dice che ci fu un accordo tra giocatori, poi tira in ballo il pezzo da 11, Conte, e parla di giocatori informati durante la riunione tecnica (si noti la contraddizione) e, infine, ci aggiunge pure “la verifica”. «Ricordo che, oltre a parlarne con l’intera squadra durante la riunione tecnica, ne parlai, singolarmente al campo, con Bertani e Gheller del Novara, prima della partita». Punto. E quando dico punto, intendo letterale. Non chiarisce, però se ha ricevuto risposta, se è stata positiva, se solo uno dei due giocatori interrogati aveva notizie in merito all’eventuale combine, ecc. Riparla infine di Gheller il 17 aprile 2012, quando il PM, dopo le rivelazioni fatte a Palazzi, decide di convocarlo per chiedergli conto “delle novità”. In questa occasione dice: «Quando riferisco di avere parlato al campo con Bertani e Gheller del Novara voglio dire che prima di giocare ho chiesto una sorta di conferma di un accordo che comunque era già stato concluso». Una “sorta di conferma”. Ma non è finita: Carobbio il 10 luglio ha un’ultima audizione davanti alla procura federale: patteggia ex. art 24 (con ammissione) e, nella ricostruzione che fa di Novara-Siena, il nome di Gheller non compare più, sostituito da quello di Larrondo, giovane calciatore del Siena che gli avrebbe chiesto, riscaldandosi, come comportarsi nel caso fosse entrato.

Per questo, Gheller è stato deferito da Palazzi per illecito sportivo con richiesta di squalifica per 3 anni e 6 mesi. Il che, anche riflettendoci un attimo e prendendo per buone le parole di Carobbio (intendo: la versione dove ne fa il nome), sarebbe un nonsense: perché illecito? Gheller quella partita nemmeno la giocò: finì in tribuna. Illecito per aver risposto – in una delle ricostruzioni di Carobbio – ad un “Tutto ok riguardo all’accordo preso tra le due società?” (versione 2.0 dell’accordo fra calciatori). “Si, ok”. Da parte di un calciatore, Gheller, che neanche volendo avrebbe potuto prendere parte alla gara poiché assistette alla stessa dal settore Distinti.

E’ talmente evidente, l’osservazione (per tutti tranne che per Palazzi, s’intende) che persino la Commissione Disciplinare, nella sua sentenza, ha derubricato l’illecito in “semplice” omessa denuncia, con squalifica che è scesa a 6 mesi.

L’ha fatto, però, solo perché non avrebbe potuto fare altrimenti (“gli può essere imputata esclusivamente l’omessa denuncia di un illecito di cui era a conoscenza, ma non la partecipazione a esso, non risultando che abbia posto in essere alcun comportamento finalizzato al raggiungimento dell’accordo ovvero alla sua successiva attuazione”). Un compitino insufficiente, però, perché ancora una volta non si è davvero voluta accertare la verità. Perché dico questo? Perché Gheller, nell’unica (a differenza di Carobbio) audizione avuta presso la procura federale, l’8 marzo 2012 (parentesi: si è presentato senza legale non avendo idea che di lì a poco sarebbe stato deferito per illecito), ha sostenuto come nell’incontro prepartita avesse scambiato quattro chiacchiere con Sestu, Reginaldo e Carobbio del Siena, tutti e tre ex compagni di squadra.

Un procuratore serio, a questo punto, cosa fa? Chiama entrambi e chiede ad entrambi di quell’episodio, direte voi. Per voi Palazzi l’ha fatto? Ovviamente no. Sestu è stato “usato” (come raccontato qui) – tra l’altro palesemente in maniera scorretta – per sostenere l’accusa, ma non gli è stata fatta alcuna domanda su Gheller. Reginaldo nemmeno quello. E una Commissione davvero garantista cosa avrebbe fatto? A esplicita richiesta dell’avv. Agostini di ascoltarli in dibattimento, avrebbe risposto positivamente (l’accusa, ripeto, era 3 anni e 6 mesi: insomma di carriera finita). E invece no, basta quanto (non) raccolto da Palazzi. Lo stesso che illogicamente chiede l’illecito.

In tutto questo, giova probabilmente ricordarlo, Mavillo Gheller non è indagato dalla procura di Cremona (a differenza di Carobbio). E, come già sicuramente saprete, le dichiarazioni di Carobbio con riferimento ad altri accusati (Antonio Conte) si sono rivelate inattendibili per questa partita. Che facciamo? Alcune righe delle sue accuse le depenniamo e altre le lasciamo?

Ditemi voi se questi sono processi fatti seriamente o inquisizioni vere e proprie.

Di seguito la lettera scritta e letta da Gheller durante il dibattimento del 2 agosto scorso. Più di mille parole. “Siamo uomini, prima di giocatori”!

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