Un po' di debunking su Allegri - AntonioCorsa.it

Un po’ di debunking su Allegri

Mi è capitato spesso di leggere articoli o discussioni social e di incappare in critiche quantomeno “curiose” rivolte ad Allegri. Molte sono le stesse che leggevo già dal 16 luglio 2014, per altri invece è bastato un pareggio in una stagione da 24 vittorie su 29 partite di Campionato (per un confronto: il record è 25) per metterlo alla gogna o chiederne l’esonero. Vi propongo la mia opinione su alcune delle contestazioni più ricorrenti.

ALLEGRI DIFENSIVISTA – Si tratta della prima contestazione, forse la più classica. Allegri si difende troppo e non pratica un calcio offensivo che sfrutti al meglio la capacità degli attaccanti a disposizione. Per alcuni siamo addirittura al catenaccio in salsa moderna. Poi però ci sono i numeri. A leggerli senza cognomi, farebbero pensare ad un guru offensivo, ad una sorta di “Zeman bianconero”. Dico questo perché siamo finora a 67 gol in 29 partite e non si faceva meglio di così da 58 anni; siamo inoltre complessivamente a 291 reti in 143 partite di Serie A con una media di poco superiore ai 2 gol a partita, la più alta tenuta da un allenatore nella ultracentenaria storia del club bianconero. Anche io penso che Costa, Higuain e Dybala siano dei fuoriclasse, ma non è che Nedved, Del Piero e Trezeguet non lo fossero; non è che Platini, Boniek e Paolo Rossi non fossero i più forti in Italia (e non solo), o Zidane, Vieri e Boksic. E abbiamo anche vinto campionati con 17 punti di vantaggio sulla seconda e 24 sulla terza, quindi non sarà nemmeno tutta “colpa” della scarsezza delle avversarie di quest’anno. D’altra parte, prendendo in considerazione le prime 4 in classifica (zona Champions), scopriamo come il Napoli sia sceso dai 2,47 gol a partita dell’anno scorso ai 2,17 di quest’anno; la Roma sia precipitata dai 2,36 dell’anno scorso agli 1,6 di quest’anno; l’Inter sia scesa dagli 1,89 dell’anno scorso ai modesti 1,67 di quest’anno e la sola ad aver incrementato il numero di gol sia – pensate un po’ – la Juventus di Allegri, salita dai 2,02 dell’anno scorso ai 2,31 attuali. Sarà “più facile” solo per i bianconeri segnare in questa stagione? Ciò nonostante, e ignorando questi numeri e la logica, anche e soprattutto quest’anno si continua a lodare la produzione offensiva di altre squadre che segnano meno e prestano più attenzione alla fase difensiva, e soprattutto a non riconoscere quanto di buono stia facendo la Juve.

IL CINISMO – Secondo la letteratura sportiva, quello bianconero sarebbe “cinismo”. Si citano spesso impropriamente gli xG, le occasioni potenziali da gol create, secondo le quali la Juventus sarebbe quarta per produzione totale di “chances” da gol, ma prima per numero di gol segnati. Un’anomalia statistica, ho letto. E invece no, anche qui l’equivoco è nella comprensione di cosa siano davvero gli xG: sono il numero di volte che un giocatore medio riuscirebbe a segnare tirando da una determinata posizione. Higuain e Dybala, però, non sono dei giocatori medi ed è perfettamente normale che segnino di più rispetto al giocatore medio preso come riferimento negli xG. Insomma, nessuna “anomalia” e nessun cinismo: si tratta semplicemente di essere fuoriclasse, superiori alla media e agli avversari.

SE ATTACCASSIMO DI PIU’… – Partendo da questo presupposto sbagliato, si tende perciò spesso a sminuire il lavoro di Allegri perché “se non avesse in rosa i campioni che ha…” non potrebbe permettersi di giocare in questo modo così “difensivista” (ne abbiamo già parlato), non schematico e basato sulle giocate individuali e spuntarla lo stesso. Ma è anche questa un’accusa fuori da ogni logica: Allegri gioca in questo modo esattamente perché ha questa rosa (soprattutto a centrocampo) e tanti campioni a disposizione (in attacco e difesa) e perchè, giocando così, porta a casa le partite. La difesa è sempre “protetta” mentre gli attaccanti sono meno supportati ma, essendo dei fenomeni, riescono comunque a trovare il modo di segnare. E quindi? Perché sarebbe un demerito e non un merito?

C’è di più. Allegri è piuttosto intelligente e pratico. Ad inizio stagione, ha provato ad impostare una squadra più proattiva e più votata all’attacco, e nelle prime 13 giornate di Serie A ha segnato 2,85 gol a partita (folle, senza senso, esteti felici). Il problema però è che la Juve era terza in classifica, perché attaccare significa anche concedere, e concedendo capita che fai fare 2 gol alla Lazio e perdi, o 2 gol all’Atalanta e pareggi, 2 al Genoa e vinci facendone 4 ma anche 3 alla Samp e non ti bastano i tuoi 2 gol. Nelle ultime 16 giornate, perciò, Allegri ha scelto di segnare meno (è sceso a 1,88 gol a partita) e di favorire di più l’equilibrio difensivo della squadra (1 gol subito nelle ultime 20 partite di Serie A e Coppa Italia) ed è risalito fino al primo posto. Questo deve far capire che la coperta è corta, e che – almeno nel nostro campionato – l’equilibrio è tutto. Basti pensare allo Spalletti dell’anno scorso, che ad un certo punto abbandonò il suo classico “bel gioco” per proporre una Roma attenta difensivamente e ben coperta, e così facendo è arrivato secondo in classifica. O al già citato Napoli che, rinunciando a segnare quanto l’anno scorso, ha fatto 9 punti in più. Concludo: se attaccassimo di più, perciò, non avremmo questi punti. Cosa preferite? (Guardiola, ok, ma è fuori mercato, “accontentiamoci”)

ALLENASSE IL NAPOLI… – Mi scrivete spesso che, se Allegri allenasse il Napoli in questo modo, non arriverebbe nemmeno settimo. Probabilmente è vero. Non avendo i partenopei dei fuoriclasse individuali come quelli della Juve, probabilmente non andrebbe bene questo sistema di gioco reattivo e questa libertà quasi totale dalla trequarti in avanti. Ma, se allenasse il Napoli, vedremmo probabilmente un Allegri diverso. Vedremmo una squadra più difensiva o più offensiva, sicuramente allenata diversamente. È stato così per ogni squadra che ha allenato, nessuna delle quali è stata fotocopia dell’altra, sia nel modulo che nel modo di giocare. In altre parole, un pregio di Allegri è proprio quello di adattarsi alla squadra e non viceversa. Di plasmarla e farla giocare nel modo per lui più efficace per fare più risultati possibile.

IL RISULTATISMO – Un errore di prospettiva che si compie nel criticarlo, spesso, è partire dal presupposto che il calcio sia uno spettacolo e che debba perciò far divertire. Sbagliato. Il calcio è uno spettacolo per noi che lo guardiamo, non per lui. Per lui è un mestiere, un lavoro. E tale lavoro viene misurato dai risultati. Non solo alla Juve, che ne ha fatto anche un (ex) motto, ma ovunque.

Quando allenava a Cagliari, ad esempio, la prima stagione arrivò a 5 giornate dalla fine che era sorprendentemente 7° (con una squadra che alla stessa giornata dell’anno prima era penultima), poi finì 9°; la seconda stagione era 8° a 11 giornate dalla fine praticando anche un bel calcio dal punto di vista estetico. Poi incappò in una serie negativa di 5 sconfitte e 1 pareggio e capì per l’ennesima volta, nel caso non gli fosse ancora chiaro, come contino i risultati. Anche se sei l’allenatore più brillante della Serie A e quello su cui hanno già messo gli occhi le grandi (quell’estate passò al Milan). Anche se giochi un calcio gradevole e fai divertire gli spettatori. Anche al Cagliari. A 5 giornate dalla fine, infatti, Cellino lo esonerò con la squadra 12a in classifica e ampiamente salva, fottendosene dei convenevoli e delle trame di gioco. Anche al Milan. Nel 2011, dopo un digiuno di 7 anni, Allegri centrò a primo anno lo Scudetto. Fu il secondo più giovane allenatore a farlo nella storia della Serie A a 3 punti. E anche lì passò in breve tempo da eroe a coglione. Nel 2014, manco a dirlo, venne esonerato. Cosa volete che conti, perciò, per lui?

ACCELERATORE A 3/4 – Un’altra contestazione che ho letto, questa più interessante: è come se Allegri guidasse una Ferrari e gli bastasse vincere tenendo l’acceleratore premuto per 3/4, poiché i colleghi avversari al massimo possono permettersi un’Alfa Romeo. Insomma, potrebbe premere ancora di più andando a tutto gas per esplorare meglio i limiti della macchina. Credo sia anche qui un errore di prospettiva. Innanzitutto perché giocare come gioca la Juve di Allegri è dispendioso. Non subire mai gol e spesso nemmeno un tiro in porta prevede una concentrazione e uno stress mentale estremo da parte di tutta la squadra, dal portiere fino all’attaccante. È particolarmente dispendioso soprattutto se il tuo centrocampo è spesso composto da due giocatori offensivi come Khedira e Pjanic, e l’attacco è composto da altri quattro giocatori. Far lavorare tutta la squadra in maniera armoniosa e compatta tenendo le giuste distanze, tornando in difesa e coprendosi a vicenda, ma al tempo stesso segnando più gol degli avversari comporta un grande dispendio a livello emotivo e psicologico, ma anche fisico. Serve il 100% della Juve per non subire gol per 90′, specie in gare dove ne fai solo 1. Serve il 100% della Juve per impostare intere partite facendo in modo che una singola giocata, tua o degli avversari, possa risultare decisiva.

LA SERIE A MENO COMPETITIVA DI SEMPRE – Lo sentiamo spesso, quasi come fosse un ritornello. È vero, il distacco tra le prime 5 e le altre 15 è enorme e quello tra le prime 2 e le ultime 10 è abissale. Non sono però d’accordo sia un campionato più semplice di quelli passati (quando c’erano le 7 sorelle, o comunque quantomeno le milanesi). È semplicemente, passatemi il termine, “diversamente difficile”. Prima era un lunghissimo tappone di montagna, dove un po’ a testa ci si scontrava sui passi più duri, si rallentava, ci si faceva tirare dal gruppo, si approfittava dei passi falsi altrui, si contava sul fatto che una fuga in solitaria fosse quasi impossibile e si giocava cercando di gestire al meglio la salita; ora, invece, è un tappone tutto in discesa. Durante il Tour de France del 2016 fece scalpore una rilevazione fatta al ciclista Marcus Burghardt che arrivò a toccare i 130 km/h, proprio in discesa. Pensate sia più facile che salire una montagna con la pendenza di un garage? No, semplicemente è altrettanto difficile, ma diverso. Cosa voglio dire, fuor di metafora? Che giocarsi un campionato contro una concorrente che ti resta attaccata nonostante si viaggi a 100 (punti, in questo caso), ti costringe ad avere una pressione incredibile perché un passo falso, come quello contro la SPAL, che pure potrebbe essere altrimenti accettabile essendo arrivato dopo 10 vittorie consecutive e alla sesta partita in 18 giorni, diventa un dramma e potenzialmente determinante. Vi pare più facile? Solo durante il primo anno di Conte, alla 29a giornata, la Juventus aveva una concorrente così vicina (in quel caso il Milan di Allegri che era addirittura a +4): da allora, a nove gare dalla fine, la Juve aveva rispettivamente 9, 11 , 14, 3 (l’anno che partimmo malissimo) e 8 punti di vantaggio. A tutto questo, poi, dovete aggiungere il fatto che la Juve di Allegri giochi per scelta e per bravura sempre tre competizioni fino alla fine e ciò aumenta ovviamente le difficoltà rispetto alla concorrenza che ha solo un obiettivo rimasto.

COSTRUIAMO MALE – C’è infine un’ultima contestazione che viene mossa ad Allegri, di natura più tattica. Soffriamo quando le squadre avversarie ci pressano alte con grande intensità e magari spezzano sul nascere la nostra manovra d’attacco commettendo fallo sistematico (vedi Atalanta e SPAL nelle ultime 2 gare). Certamente, il grande difetto di quest’anno è il non essere particolarmente efficaci nel palleggiare, nel far ripartire l’azione da dietro e nel trovare alternative di gioco alla sola “regia” di Pjanic (che, marcato a uomo o “ingabbiato”, va naturalmente in difficoltà e con lui l’intera squadra). C’è da dire, però, che ad Allegri, da quando è arrivato a Torino, hanno venduto gente come Pirlo, Vidal, Pogba, Bonucci e Dani Alves: con loro, sarebbe stato (ed era) sicuramente più facile. L’attuale rosa difetta, e lo sapevamo da quest’estate (lo scrissi nell’articolo di presentazione di Matuidi), proprio di gente in grado di far girare il pallone. Secondo alcuni di voi, pur ammettendo le lacune, si potrebbe comunque provare a fare qualcosa di più e ad allenare i singoli giocatori a giocate più difficili e a venir fuori dalla pressione diversamente. Anche una costruzione “schematica” alla Conte, probabilmente, aiuterebbe. Ma Conte 4 dei 5 giocatori elencati prima li aveva a disposizione (li ha migliorati come giocatori, certo, ma i piedi quelli erano…). Insomma: come migliorare questa squadra? Con un allenatore diverso? Forse, anche se bravi e VINCENTI quanto Allegri ce ne sono pochi. Alzando il livello qualitativo del centrocampo? Sicuramente.