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Diario del Libro #3 – Ogni giorno

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Il 22 aprile 2006 Calciopoli non aveva ancora un nome.

Sulla Gazzetta dello Sport, Ruggiero Palombo annunciava però l’arrivo di «bei fascicoloni» che avrebbero potuto rendere movimentata l’estate del calcio italiano. Dodici giorni dopo sarebbero cominciate a uscire le intercettazioni che conosciamo tutti.

Da quel momento successe qualcosa che, rileggendo oggi i giornali di allora uno dopo l’altro, mi ha impressionato più di quanto ricordassi.

Il 3 maggio si parlava già di un calcio che tremava. Il 4 maggio comparvero i nomi di Luciano Moggi, Antonio Giraudo e Innocenzo Mazzini e Repubblica titolò «Arbitri, così Moggi dava ordini». Il giorno dopo c’erano già «Tutti gli arbitri di Moggi». Il 6 maggio la formula diventò ancora più semplice: «La Juve sceglieva gli arbitri».

Le telefonate erano vere e meritavano di essere pubblicate, studiate e spiegate. Moggi parlava con i designatori, discuteva di arbitri e mostrava una familiarità con uomini delle istituzioni calcistiche che non poteva essere liquidata come normale amministrazione.

Il problema è che, insieme ai fatti, arrivava quasi immediatamente anche la loro interpretazione.

Moggi chiedeva. Il designatore eseguiva. La Juventus beneficiava.

Nel giro di pochi giorni quella lettura cominciò ad allargarsi. Il 7 maggio si parlava della proprietà juventina che «scaricava» i propri dirigenti; l’8 maggio Repubblica poteva già titolare: «Il calcio ha già emesso la condanna». Nei giorni successivi arrivarono le partite aggiustate, i calciatori minacciati, la GEA, gli arbitri amici, la Serie C, Tangentopoli.

Il 12 maggio la Gazzetta scriveva: «Così il sistema Moggi ha falsato 29 giornate». Nello stesso giorno si parlava di palline riconoscibili nei sorteggi arbitrali e Repubblica aveva ormai introdotto una parola destinata a restare: «Cupola».

Poi arrivò Paparesta.

La storia che tutti ricordiamo è quella dell’arbitro chiuso nello spogliatoio dopo Reggina-Juventus. Il Corriere della Sera arrivò a presentarla con un virgolettato molto forte: «Io, sequestrato nello spogliatoio». Tre anni dopo Paparesta dichiarò pubblicamente di non essere mai stato chiuso dentro da Moggi. Raccontò invece un episodio comunque grave: Moggi e Giraudo erano entrati agitati, avevano protestato duramente per l’arbitraggio e se n’erano poi andati.

È un esempio che mi interessa molto, perché spiega bene il problema che sto cercando di affrontare nel libro.

Il punto non è dimostrare che nel 2006 «i giornali mentivano». Sarebbe una scorciatoia uguale e contraria a quella che voglio evitare. Il punto è capire che cosa sapessimo davvero in quel momento, da dove provenissero le informazioni, quale parte fosse documentata e quale fosse già una lettura dei fatti.

Perché il ritmo, intanto, continuava.

Il 13 maggio si parlava di «associazione a delinquere» e di un «campionato di imbrogli». Il 14 maggio i sorteggi erano già raccontati come truccati e si discuteva apertamente della Juventus in Serie B.

Il processo sportivo non era ancora cominciato.

Nelle settimane successive il perimetro diventò enorme. Moggi venne descritto come onnipotente, capace di comandare la Digos, di avere rapporti con Guardia di Finanza, magistrati, generali, ministri e perfino con il Vaticano. Comparvero «Lucky Luciano», Mani Pulite, Norimberga e infine, il 14 giugno, un titolo che accostava il suo nome a quello di Totò Riina.

Nel frattempo anche il passato veniva riscritto alla luce del presente. Vecchie sconfitte, vecchie polemiche, accuse nate in anni e contesti differenti cominciavano a diventare anticipazioni di ciò che finalmente, nel maggio 2006, sembrava essere stato scoperto.

Il 21 maggio la Gazzetta Sportiva dedicò l’apertura a «Moggiopoli» e pubblicò il «giudizio degli italiani», chiedendo ai lettori chi fossero i colpevoli e quali sanzioni dovessero essere applicate.

Il deferimento sportivo non era stato ancora scritto.

Quando finalmente il processo cominciò, il 3 luglio, erano trascorsi appena due mesi dalla pubblicazione delle prime intercettazioni. In quelle settimane il pubblico aveva già letto di arbitri scelti, campionati e sorteggi truccati, Cupole, sequestri, partite aggiustate, poteri politici e istituzionali, Serie B, Serie C e Scudetti da revocare.

Alcune di quelle accuse avrebbero trovato conferma. Altre sarebbero state ridimensionate. Altre ancora sarebbero cadute o avrebbero assunto un significato diverso quando furono disponibili più documenti, testimonianze e sentenze.

Ma nel 2006 arrivavano tutte insieme.

Ogni giorno.

Ed è una delle ragioni per cui, vent’anni dopo, non mi basta ricordare ciò che leggemmo allora.

Per scrivere questo libro sto cercando di tornare a quelle pagine e fare una cosa molto semplice, almeno a parole: prendere un titolo, una frase, una telefonata, e chiedermi da dove arrivassero. Controllare il documento originale quando esiste. Vedere che cosa diceva davvero. Separare la notizia dalla sua interpretazione e verificare che cosa è successo dopo.

Non per riscrivere Calciopoli al contrario.

Per provare, finalmente, a leggerla con tutto il tempo che allora non avevamo.


6 risposte a “Diario del Libro #3 – Ogni giorno”

  1. Gianni Benvenuto

    Domanda: ma chi era secondo te che pilotata il sentimento popolare, e a favore di chi?

    1. Ci vuole un altro libro per risponderti.

  2. Paolo Lucchese

    Importante capire da dove provenissero le notizie, le intercettazioni e a chi, in fondo, giovasero. Per quanto potente potesse essere Moggi, chi più in alto e più potente aveva interesse a distruggere lui, la Juve e, in definitiva, il calcio italiano? Rileggere il quadro può fare chiarezza?

    1. Può farti fare un’idea.

  3. Leonardo Sabato

    Buonasera Antonio, hai una stima sulla data di uscita?

    1. Ciao Leonardo. No, anche perché ora sto finendo il libro (non manca molto). Poi verrà parallelamente la fase della revisione e quella della ricerca di un eventuale editore. E i tempi dipendono da quello. Non so neanche se riuscirò a trovarne uno disposto a farlo.

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