Trattenere i campioni - AntonioCorsa.it

Trattenere i campioni

Si è molto romanzato, negli ultimi giorni, sulla “necessità” di “trattenere i campioni” per non diventare un club “venditore” e per non indebolirsi. E fin qui, nulla da dire: ci mettiamo l’hashtag #graziearcazzo e la accendiamo. Poco si è scritto, invece, sul come fare. C’è un motivo: è più difficile di quanto possa sembrare. Vorrei discuterne con voi perché non è chiaro e invece bisogna che lo sia, perché la narrativa che si sta creando porta fuori strada.

Prendiamo Cristiano Ronaldo che pare abbia chiesto la cessione al Real Madrid, per il motivo x (non è mai importante e quasi mai vero). Bene. Come lo si trattiene? Dicendogli “Non rompere i coglioni hai un contratto e resti”? Nemmeno Moggi faceva ‘ste cose (infatti li cedeva). No. Dicendogli “Noi siamo il Real Madrid e abbiamo 12 Champions”? Chissene. O magari lo trattieni dicendo “L’anno prossimo punteremo alla 13ma?”. Non basterebbe, no. E allora? Allora si fa che si prende una valigetta bella grande, si mette dentro una montagna di milioni di euro, e ci si siede attorno ad un tavolo col suo procuratore. E Ronaldo improvvisamente ritrova l’amore per la Spagna e per il Real.

Come si trattiene Messi che ha problemi col fisco e potrebbe lasciare la Spagna per il PSG o l’Inghilterra (o l’Inter, lol)? Stesso modo. Mica gli dici “Sei sotto contratto, pirla!” col sorrisetto stampato in fronte. No. Si prende la valigetta di cui sopra, si mettono 35 milioni netti l’anno, e si spera che il sorriso stampato finisca sulla faccia di Messi. E il Barca l’ha fatto veramente, eh. E Messi ha rifiutato perché ne vuole di più. E allora toccherà prendere una valigetta ANCORA più grande e risedersi attorno al tavolo.

Verratti? Stessa storia. L’anno scorso, a gennaio, dopo una partita col Bastia affermò in tv “Il PSG mi avrebbe offerto 7 milioni all’anno? Magari! Firmo per 10 anni!”. Alla fine, in estate, firmò, rinnovando fino al 2021. Problema risolto? Macchè. Passati 12 mesi, offerta del Barcellona (pare addirittura con stipendio a doppia cifra) e richiesta di cessione neanche tanto soft del giocatore, con minaccia – scrivono i giornali – di non presentarsi in ritiro. Come lo trattieni, a ‘sto giro? Sempre allo stesso modo: offrendone 12 e sperando basti. Perché no, il fatto che abbia un contratto per altri 4 anni non basta. Serve l’adeguamento. Anche 12 mesi dopo che già ne avevi concesso uno. Prendere o lasciare, è il mercato.

Pure Pogba aveva appena rinnovato: è bastato? No. Pure Cuadrado aveva un contratto lungo con il Chelsea. Eppure. Potrei andare avanti con decine e decine di esempi, ma spero di essere stato chiaro.

Veniamo a noi. La Juventus deve “trattenere i campioni”, si legge nei forum e sui social dagli abbonati all’hashtag di prima. Secondo voi, Marotta non ci prova con tutti i mezzi possibili? Quando Dani Alves ha ricevuto un’offerta molto allettante dal Manchester City dell’amico e mentore Pep Guardiola, ha avvisato la Juve, che pure era disposta a trattare il rinnovo del contratto, e ha alzato l’asticella ad un livello in cui la Juve non poteva arrivare. Si è stati costretti ad alzare bandiera bianca.

Due contestazioni di solito mi vengono mosse a questo punto sui social. Chiariamoci.

“Eh, ma dovevamo dargli quello che chiedeva, non importa, vale tutto quello che chiede!”. L’ho letto spesso. Detto da un tifoso, capisco. Parla il cuore, la pancia. Ma è una dichiarazione che può fare solo chi in vita sua non ha amministrato nemmeno un condominio. Le S.p.A. non si gestiscono alla “cazzocefregaèDaniAlvesperò!”, ma facendo quadrare i conti. E Marotta, che è uno che di calciatori capisce meno di me (e ce ne vuole), è lì esattamente per questo: per aprire e chiudere i rubinetti evitando che si commettano errori economici le cui conseguenze (es. richiesta di aumento degli altri calciatori, sforamento tetto previsto, il venir meno alle promesse fatte ad altri giocatori sul massimo stipendio erogabile, ecc) sarebbero ben più gravi della perdita tecnica di un calciatore così bravo.

“Un club serio gli nega la cessione e lo costringe a restare un altro anno, visto che è a contratto per altri 12 mesi! Così capiscono tutti che noi c’abbiamo le palle e che non vendiamo chiunque su richiesta!”. Seconda cosa letta. A parte le risposte già date prima, sull’unico modo possibile per farlo (e non è mai la forza), anche questa cosa è comprensibile se detta da un tifoso, meno se detta da uno che è nell’ambiente del calcio, che svolge trattative di professione o che sa come funzioni in questo mondo. Perché in questo mondo (e in tutti i mondi in cui tu sei un datore di lavoro che offre contratti) funziona che se fai lo stronzo con un dipendente, e lo costringi a restare controvoglia e magari lo umili pure, succede che prima o poi la paghi. Che il procuratore di Alves prende nota. Che parla con i colleghi e si sparga voce che la Juventus non tratti bene i propri calciatori e che sia addirittura pronta alla “guerra” (so che è un termine decontestualizzato: famo a capirse) pur di guadagnare 5 milioni in più dal loro cartellino (cosa sono?) o per farli restare contro la loro volontà, per principio. “Egoisticamente”. E improvvisamente, i Pirlo, i Khedira, gli Evra, gli Alves presi a zero, non vengono più da te. Trattando tutti bene e correttamente, invece, la pubblicità che ti fai “nel mondo del calcio” non è quella – come sbagliando si pensa – di un club “piccolo” e “di transito”, ma di un club “serio” e che tratta bene i propri calciatori. Col quale puoi ragionare serenamente. Col quale un accordo lo si trova. Quindi è una cosa buona, non cattiva. Comportarsi “bene” invoglia a firmare per la Juventus, non a partire. Tanto chi vuole partite, come visto prima, parte ugualmente e lo si trattiene solo in un modo, a prescindere. Ma soprattutto ai grandi club importa poco se tu sia un “duro” o meno: il PSG ha più e più volte ribadito come Verratti sia incedibile. Al Barcellona importa qualcosa? No. Basta alzare la voce per evitare rotture? Magari. (immagino già i sospiri di Marotta e di tanti suoi colleghi, stessero leggendo questo pezzo…)

Parliamo di Alex Sandro? (che al momento è ancora un giocatore della Juventus e speriamo lo rimanga, tra parentesi, perchè ho l’impressione i giornalisti lo abbiano ceduto troppo in fretta). Se il Chelsea offrisse 7, cifre che si leggono sui giornali, e la Juventus non potesse arrivarci, come lo si potrebbe trattenere? E’ difficile, quasi impossibile. Il gap economico col Chelsea c’è e non si può bypassare. Se ne prende atto, si cerca in tutti i modi di trovare l’accordo col giocatore portandosi la valigetta più grande possibile attorno al tavolo, ma poi, se non ci si riesce, si cerca di limitare il danno tecnico e di fare in modo, con la competenza che contraddistingue la nostra dirigenza, di costruire ugualmente una squadra competitiva, con i mezzi economici a disposizione, cercando di arrivare il più in alto possibile.

E qui tocchiamo i due punti davvero essenziali di tutto il discorso, che vengono messi addirittura in discussione e lo trovo incredibile: i fatturati e la bravura del nostro management.

Da quando Andrea Agnelli è presidente della Juventus, il club ha avuto un Cagr (il tasso di crescita annuale composto del fatturato netto) in aumento del 17,3% ad anno, il più alto aumento di tutti i top club europei escluso il Manchester City (sul quale qualche parola la si potrebbe spendere, ma evitiamo). Il nostro fatturato è proporzionalmente cresciuto 3 volte in più rispetto a quello del Real Madrid e del Barcellona e più di quello del Bayern Monaco. Ciò significa che, nonostante ostacoli oggettivi e parecchio penalizzanti (es. la stadio e i diritti televisivi inferiori a quelli degli altri top club), si stia cercando di fare il possibile – e lo si sta facendo bene – per colmare il gap economico con le principali squadre europee, non essendoci ancora riusciti. Si deve sempre chiedere di più e non accontentarsi mai, ma non riconoscere i meriti bianconeri da questo punto di vista sarebbe ingeneroso e scorretto.

“Ah, ma allora fai come Sarri che parla di fatturati!”. Fermi. No. Sarri parla di fatturati in relazione ai risultati sportivi ottenibili. Io no. Noi di AterAlbus no. Qui si parla di fatturati in relazione ad operazioni ECONOMICHE. Ed è l’unica cosa che conta. Vuol dire che non saremo mai competitivi finché non battaglieremo come entrate col Real e lo United? No. Cazzo, abbiamo due finali in tre anni a dimostrarlo. Non è così perché abbiamo dalla nostra la competenza dei dirigenti, la preparazione tecnico-tattica di allenatore e giocatori e la voglia di competere sempre per il massimo obiettivo che è nel DNA del club. Anche di questo, oltre che della crescita economica del club, si dovrebbe essere orgogliosi. Se significhi “essere aziendalisti”, ebbene, vada per l’essere aziendalisti.

Pensare invece che sostenere tesi alla “sono stronzi ogni anno ci prendono per culo!”, “avevano promesso di riprovarci ma senza Alves e Sandro è impossibile”, “basta difenderli!”, “la realtà è che Sandro lo vogliono vendere per sostituirlo con Spinazzola”, “Asamoah giocherà titolare”, “non è vero potevano trattenerli ma hanno il braccino corto”, “la proprietà non caccia i soldi” (e tanti saluti al financial fair play), “Alves che va via vuol dire che non è convinto del progetto sportivo (lol) del club”, “Sandro ha litigato con l’allenatore o con X (inserire nome giocatore a caso, con Bonucci favorito)”, “siamo l’Atalanta d’Europa”, “non vogliono vincere”, eccetera renda chi le sostiene “più juventino” o più tifoso di me/noi, no, non l’accetto.

Di tutte le altre tesi, ne possiamo discutere tutta l’estate e quella dopo ancora.