Tavecchio e l'amo senza esca - AntonioCorsa.it

Tavecchio e l’amo senza esca

Fuori dai blog e dai social faccio il commerciante, sebbene a volte qualcuno mi scambi per un giornalista (evidentemente il livello attuale è tale per cui persino Paperino potrebbe rischiare di passare per il nuovo Enzo Biagi, se si mettesse d’impegno). Da commerciante, sono abituato a “trattare” per affari. Ciò mi ha procurato un senso di concretezza e di cinismo che mi porto dietro anche fuori dal lavoro e che mi spinge ad eliminare meccanicamente tutta la fuffa e a scremare ogni domanda o offerta togliendoci ciò che inevitabilmente ci finisce dentro per “fare numero”, o per impressionare la controparte.

La questione Tavecchio, perché di questo vorrei parlarvi, per come l’ho capita io, è in questi termini: abbiamo il presidente della FIGC che, dalla redazione di Tuttosport (complimenti per il “colpo”), in politichese, apre pubblicamente (dopo averlo fatto in privato) ad una possibile trattativa con Scudetti e ricorso al Tar nel calderone. Nota: “in politichese” vuol dire che questa cosa la dice in modo che, qualora qualcuno dovesse scriverlo o chiedergliene conto esplicitamente, potrebbe sempre rispondere: “Io? Non ho mai detto questo!”, negando tutto. Roba che “Houdini prendi appunti”.

Ci sono però a mio avviso un paio di problemi che non fanno decollare questa possibile trattativa e che rendono palese il bluff. Il primo: se finisci a parlarne su un giornale, o sei pazzo (e uno che all’età di Tavecchio finisce per fare il presidente della FIGC potrà avere mille difetti, ma non quello di essere un politico spregiudicato e incosciente), oppure stai facendo come il pescatore che butta l’amo e aspetta che si muova. Il secondo: ti manca l’esca.

E arriviamo al punto. Se io sono Andrea Agnelli, ho tutto l’interesse per trattare e giocarmela politicamente, a maggior ragione se ho in mano qualcosa (il ricorso al TAR) che dà fastidio. Chiamo Tavecchio (o gli rispondo, è uguale) e dico: “Ok, sediamoci ad un tavolo(ino). Io ho il ricorso al TAR da mettere sul piatto, tu?”. Due Scudetti indietro? Lo faccio immediatamente senza pensarci troppo e firmo. Gli consegno il ricorso al TAR e un uovo di Pasqua e tutti felici.

— Reality check per quelli che “eh, ma io voglio ANCHE i soldi…”: tornate nel mondo reale. Agnelli l’avrà già detto decine di volte che ritirerebbe il ricorso al Tar in cambio dei due Scudetti, e ci mancherebbe. L’obiettivo è quello, non morire assieme alla FIGC (che – parentesi – è grasso che cola se potesse accantonare 1/100 di quei soldi) —

Offri di togliere soltanto lo Scudetto dell’Inter? Ci penso.

Ma la domanda vera è: voi tutti date per scontato che Tavecchio, neo assunto al potere e facente parte (fa sorridere, lo so) del primo “rinnovamento” formale post-Calciopoli, abbia la forza di andare da un organo di giustizia indipendente (da lui. Magari lo era meno da Rossi…) e imporre un certo tipo di sentenza per esigenze politiche? Sicuri che chi nel 2006 prese certe decisioni sia politiche che giuridiche (molti sono ancora lì e ancora interessati, per citare le sentenze, a preservare lo status quo) abbia la voglia di rimetterle in discussione per fare un favore a Tavecchio esponendosi così a critiche e anche a qualcosa di più? (chiedere agli avvocati Juve con l’acquolina alla bocca)

E, soprattutto: siamo sicuri che l’Inter non batterebbe ciglio se le venisse tolto il cartonato? Fa sorridere anche questo, ma è più “blindato” del Pentagono. Giudica colpevole l’Inter per fatti prescritti, e la causa te la fa l’Inter. Non la giudicare, e la causa te l’ha fatta la Juve. Cambia le sentenze sportive pro Juve, e i danni d’immagine (e non solo) te li chiede la Juve (altro che i tuoi). Non li cambiare, e il ricorso al TAR per quale motivo dovrebbero ritirarlo? Al buio? Come la fai la sbagli. Difficile uscirne con uno scambio che accontenti tutti.

E allora? Allora è fuffa. Allora, ci fosse qualcosa di concreto sul tavolo, Agnelli e Tavecchio starebbero già chiusi in una stanza e non ci uscirebbero fino ad accordo raggiunto. Siamo al “vorrei ma non posso” perchè nessuno ha la chiave in grado di aprire tutte le porte. Proprio per questo, Tavecchio (al quale – sarà anche un ultras interista – dei due Scudetti non gliene potrebbe fregare di meno) lancia segnali così deboli e cammina con un piede in due scarpe pensando innanzitutto a salvare le sue chiappe. Usa il bastone ma anche tanta carota. Mostra i muscoli (una possibile causa per danni alla Juve), ma quando si tratta di uscirli veramente (controcausa alla Juve) si tira indietro. Dice di non temere tecnicamente il ricorso (“così mi dicono gli avvocati”), ma poi se vuole così insistentemente che la Juve lo ritiri è perché evidentemente – in una stanza chiusa – qualcuno gli avrà suggerito che “meglio non rischiare, va”. Che se la Juve riuscisse a togliere il cartonato all’Inter, quel ricorso non so se sarebbe così innocuo.

A Torino, in assenza di offerte concrete, non resta altro che aspettare i 90 giorni per le motivazioni; poi ne avrà altri 30 per presentare un ricorso ex art. 39. Saranno sicuramente giorni in cui i telefonini squilleranno e una trattativa prima o poi si cercherà concretamente di metterla in piedi perchè sarebbe la migliore cosa per tutti, Agnelli incluso. Solo che non mi chiedete quale potrebbe essere: esistesse, oggi, l’avrebbero già adottata.

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