Scommessopoli. Il caso Drascek, condannato perché amico di Vitiello (e viceversa) - AntonioCorsa.it

Scommessopoli. Il caso Drascek, condannato perché amico di Vitiello (e viceversa)

Altro giro, altra mostruosità made in giustizia sportiva. Dopo aver accennato ai tempi pressochè impossibili cui è stato costretto Davide Drascek per difendersi (qui il link), vediamo ora per quale accusa, in concreto, è stato condannato per illecito sportivo ad una squalifica di 3 anni e 6 mesi.

Protagonista della vicenda è, ancora una volta, Pippo Carobbio. Anche in questo caso, l’accusa si basa esclusivamente su sue dichiarazioni. Non quelle rese il 20 dicembre 2011 dinanzi al GIP di Cremona, quando non menzionò Novara-Siena. Quelle del 19 gennaio 2012 dinanzi al PM di Cremona dove Carobbio afferma: “Ci fu un contatto tra Vitiello del Siena e Drascek del Novara il quale avvenne nella hall dell’albergo che ospitava noi del Siena. Io li ho visti parlare” e quelle del 29 febbraio 2012 davanti alla procura federale: “non sono certo di chi per primo si accordò; comunque Drascek venne nel nostro albergo in ritiro e parlò con Vitiello; credo che quello sia stato il primo contatto”. Prove? Nessuna. Un mero “credo che”. Che, tra l’altro, il 17 aprile 2012 (interrogato dal PM), si trasforma addirittura in un “Non so chi esattamente abbia partecipato alla conclusione di questo accordo” con il nome di Drascek che scompare, così come scompare poi nell’ultima audizione del 10 luglio 2012 davanti alla procura federale.

“Credo che”. Fossimo nel penale, ai sensi dell’art. 194 cpp, sarebbe inutilizzabile. Palazzi, però, ha necessità di provare l’illecito “di squadra” per dare credibilità a Carobbio e bluffa dicendo: “Se Carobbio ne é venuto a conoscenza e lo riporta e l’incontro viene confermato è proprio perché l’incontro aveva una connotazione, una natura di carattere illecito particolarmente rilevante tale da attirare l’attenzione di Carobbio e da esserne venuto a conoscenza quale partecipe dell’accordo illecito”. Insomma dice: siccome Carobbio non c’era, se glielo hanno riferito evidentemente un motivo ci sarà stato. E invece Carobbio, come abbiamo visto, ha sostenuto esplicitamente “Io li ho visti parlare”. In palese contraddizione (fatta notare anche in dibattimento, ma ignorata) con quanto affermato da Palazzi.

Insomma questo maledetto incontro in un albergo (fatto questo non vietato da regolamento e quindi di per sé lecito) tra due persone amiche da tantissimi anni, avvenuto in circostanze particolari (il Siena si era recato a Novara con un giorno di anticipo per testare il terreno sintetico e aveva quindi un giorno extra nel quale è avvenuto questo scambio di saluti) ed alla luce del sole, diviene senza prove e con la citata contraddizione il “perfezionamento dell’intesa” relativa a Novara-Siena. Perché serviva così.

Come ci si difende da tanto accanimento e presunzione di colpevolezza? Si è cercato di fare acquisire la videoregistrazione delle telecamere a circuito chiuso dell’albergo, per provare a leggere il labiale, ma niente. “Siamo amici da sempre”, hanno sostenuto Drascek e Vitiello, “parlavamo di questioni personali”. Ma Palazzi, imperterrito, ha sostenuto addirittura come: “La precedente conoscenza tra Vitiello e Drascek, legata alla passata comune militanza nella stessa squadra, sembra poter difficilmente giustificare una così intensa serie di contatti telefonici, incontri personali e scambio di sms nelle fasi immediatamente precedenti la gara”. Fatto anche questo FALSO, poiché grazie ai dettagli del traffico telefonico presentati da Vitiello si è saputo come in realtà “l’intenso traffico” fossero una telefonata e due sms.

Insomma: per Palazzi e le commissioni giudicanti tale incontro fu decisivo perché prima di allora non si aveva sentore di un pareggio. E anche questo in palese contraddizione con le dichiarazioni dello stesso Carobbio che invece ha detto esplicitamente come vi fosse un sentore di pareggio già da tutta la settimana precedente alla riunione tecnica di Conte, tanto che i giocatori non rimasero nemmeno tanto stupiti.

Non c’è nulla che torni.

Ancora: la rivelazione avviene nove mesi dopo la conclusione dell’incontro, a giochi già fatti. L’accusa come detto è che Novara e Siena si misero d’accordo al fine di “ottenere un punto importante in classifica in ottica promozione” (pag. 41 deferimento). Ma è un presupposto palesemente sbagliato nei fatti. Siamo alla 38a Giornata di Serie B e la classifica recita: Siena primo, Atalanta seconda, Varese terzo, Novara quarto. La gara finisce in parità. A seguito di questo risultato, il Siena verrà scavalcato dall’Atalanta (che vincerà il campionato con 2 punti di vantaggio)e il Novara – a parimerito con il Varese ma sotto per la classifica avulsa – non approfitterà del pari dei lombardi restando in quarta posizione (ricordo che il terzo posto in ottica play-off sarebbe stato importantissimo, poiché negli scontri diretti sarebbe stato sufficiente pareggiare per passare il turno).

Ma anche prescindendo dai discorsi di classifica (ammettiamo non li abbiano tenuti in considerazione, poiché poco ferrati in materia)(e non è una battuta), nell’incomprensibile ipotesi in cui si voglia ritenere vantaggioso per il Novara il misero punto acquisito nella partita contro il Siena, a che pro Drascek, in scadenza di contratto e con sole 18 presenze su 42 partite nel corso di tutto il Campionato, si sarebbe “sporcato le mani” per fare una cortesia alla società piemontese, che peraltro nella partita “incriminata” l’ha spedito in tribuna? E se fosse vero quanto sostenuto dall’accusa il Novara, di fronte a questo fondamentale contributo alla promozione, non l’avrebbe quantomeno premiato con il rinnovo del contratto, anziché lasciarlo senza squadra fino al 21 ottobre 2011 (giorno in cui Drascek è stato tesserato per la Feralpi Salò)?

Niente: non c’è un movente, la tempistica è sbagliata (si aveva sentore già prima, per Carobbio, del pari), c’è contraddizione palese con la combine di Carobbio con gli zingari per l’Over (altro che accordi paralleli) e la procura non crede all’amicizia.

Vi lascio con la dichiarazione resa da Drascek in dibattimento il 20 agosto scorso.

Il 1 agosto sono venuto al processo e, durante la requisitoria del procuratore palazzi ho sentito le accuse a me rivolte. Ovviamente ho letto e riletto anche tutti gli incartamenti e gli atti che mi riguardavano. Le accuse nei miei confronti, si basano sul fatto che io sia andato a trovare Vitiello due giorni prima della partita, cosa che di per se, e’ legittima e assolutamente legale. Per provare a dare un senso a quest’accusa palazzi ha provato a sostenere che io e Roberto non fossimo amici. Ovviamente questa supposizione e’ stata smentita e smontata prontamente dai nostri avvocati. A questo punto la CDN ci ha, comunque, squalificati, motivando che essendo molto amici, sicuramente, siamo stati noi ad alterare la gara. Ma se io dichiaro che sono andato a trovare Roberto perché volevo passare un’ora con un amico, la nostra amicizia sarà una prova a favore nostro o no? Come può diventare, viceversa, la prova della nostra colpevolezza? Comunque sia se non fossimo stati amici avremmo preso 3 anni e 6 mesi di squalifica; essendo amici ne abbiamo presi comunque 3 anni e 6 mesi, quindi significa questo discorso non conta veramente niente. Quindi cosa resta di concreto?   Resta il fatto che ci siamo visti. Ma non bisogna basarsi sui fatti? Quali sono i fatti? I fatti sono che l’unico accusatore, Carobbio, dice di averci visto parlare, punto. Neanche lui, che è il “grande accusatore” dice altro. Ad accusarmi ci ha pensato palazzi e la CDN. Io non posso pensare di essere stato squalificato per aver salutato un amico che da li’ a due giorni sarebbe stato mio avversario per 90 minuti! Nelle decisioni degli organi di giustizia sportiva e’ scritto che l’illecito sportivo va provato con indizi gravi, certi e concordanti… Ad oggi, l’unica cosa certa e’ che io ho smesso di giocare a calcio perché il 29/4/2011 sono andato a salutare un amico.

Ed eccoli, Drascek e Vitiello. Gli amici condannati perché amici. Vittime dell’ennesima mostruosità giuridica di questa giustizia sportiva da terzo mondo.

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