Scommessopoli. Fontana, condannato perchè "si dice che" prese soldi "da un albanese" (assolto) - AntonioCorsa.it

Scommessopoli. Fontana, condannato perchè “si dice che” prese soldi “da un albanese” (assolto)

Avendo saputo che il ragazzo è distrutto e non riesce a darsi pace, mosso da quella voglia di capirne di più che colpevolmente continua a mancare a tanti giornalisti, ho letto le sue “carte”. E, anche in questo caso, ci troviamo dinanzi ad un calciatore rovinato senza una sola prova. L’accusa nei suoi confronti è quella di aver contribuito a combinare la gara Chievo-Novara del 30.11.2010. Gli “zingari”, faccio una breve ricostruzione di quanto sostenuto dalla procura federale, avrebbero chiesto e ottenuto un “Over” tramite il (loro) “collaboratore” Gervasoni , il quale avrebbe a sua volta contattato Bertani del Novara (per l’accusa il referente del Novara per combinare le gare) per chiedergli di cercare alcuni “complici” all’interno della squadra che potessero essere d’aiuto per raggiungere l’obiettivo. Bertani, secondo Gervasoni, si sarebbe sicuramente servito di Ventola e poi di “qualcun altro”. Inoltre, a differenza di altre gare, ci sarebbe anche una somma di denaro come ricompensa: si parla di 150.000 euro che sarebbero stati loro consegnati direttamente e personalmente nell’albergo che ospitava il Novara. “A chi?”, vi starete chiedendo. Ed è proprio questo il punto.

In questo caso l’accusatore è il “pentito” Gervasoni, cui la Disciplinare crede perché rilascia dichiarazioni autoaccusatorie (e questo, a differenza di Carobbio in Novara-Siena è anche vero). Lo fa inoltre perché “caratterizzate per la dovizia di particolari descrittivi e per il riferimento preciso a una serie, nominativamente individuata, di calciatori del Novara” (cioè perché spara pure dei nomi, e non è generico) e perché nei confronti di queste persone “non è emerso alcun motivo di risentimento da parte di Gervasoni o un qualsiasi interesse dello stesso al loro coinvolgimento” (cioè dice la Disciplinare: siccome non erano nemici – e nel caso di Fontana neanche si conoscevano – allora se Gervasoni ha fatto il loro nome c’è da credergli). Ma non solo: anche Gegic, lo zingaro che avrebbe rivelato queste cose a Gervasoni – come vedremo – non avrebbe” alcun interesse ad accusare un calciatore piuttosto che un altro”. E c’è di più! (vedete quante “prove”..). Dice la Disciplinare: “la narrazione di Gervasoni trova riscontro in ulteriori elementi, quali l’effettivo raggiungimento del risultato concordato” (e ci mancherebbe altro, aggiungo, visto che il pentimento è arrivato mesi dopo). Basta? No. “I calciatori del Novara deferiti sono risultati – inoltre – accomunati da rapporti di particolare confidenza”. Quindi: siccome erano pure amici, quelli del Novara, allora è credibile che abbiano potuto combinare la partita come racconta Gegig a Gervasoni.

Non vi scandalizzate: le “prove”, in questi processi, sono quasi sempre queste, ovvero ragionamenti ad esclusione partendo dal preconcetto che i nominati dai pentiti (o presunti tali) siano colpevoli.

Come si arriva, ad ogni modo, a questi nomi e a quello di Jimmy Fontana, in particolare?

Così Gervasoni nell’ interrogatorio del 22.12.2011 davanti al GIP di Cremona: «Io amico di Bertani del Novara gli dissi che potevo accettare le proposte di G.A. (Gegic, ndr) e infatti così andò e qualcuno degli stranieri, per l’occasione, andò ad alloggiare nell’albergo dove c’era il Novara. Di questa squadra fu coinvolto anche Ventola e qualcun altro, in quanto, se non sbaglio, Bertani quel giorno non giocò e ci voleva l’intervento di qualcun altro».

Questo è l’interrogatorio più importante. E’ qui che descrive l’illecito: ricapitolando – questo sostiene Gervasoni – gli zingari lo contattano proponendo un Over 2.5, lui contatta l’amico Bertani per proporglielo e questi, d’accordo con Ventola e qualcun altro, si attiva per cercare nella loro squadra, il Novara, qualche altro complice (dato che Bertani non avrebbe nemmeno giocato e combinare una partita con un solo giocatore in campo sarebbe stato impensabile). Il nome di Fontana non c’è. Gervasoni riferisce i fatti di cui è a conoscenza diretta e non sa indicare altri nomi.

Non lo fa nemmeno il giorno dopo, quando sostiene un secondo interrogatorio: anche in questa circostanza non nomina Fontana tra i “promotori”.

La svolta avviene dopo quattro altri giorni, il 27.12.2011, nell’interrogatorio davanti al PM di Cremona. Dice Gervasoni: «Ho appreso da G.A. (Gegic, ndr) che gli slavi offrirono 150.000 € ai giocatori del Novara perché perdessero con il Chievo con un Over, risultato che venne effettivamente conseguito. Ricordo di avere appreso che gli slavi si incontrarono con Ventola nell’albergo e consegnarono ad un albanese che giocava nel Novara (ora che me ne fate il nome confermo dovrebbe trattarsi dell’albanese Shala) la somma di circa 150.000 € che gli stessi divisero anche con altri giocatori, tra i quali il portiere Fontana. Quanto a Bertani fece da tramite in quanto non partecipò attivamente alla trasferta».

La dichiarazione diventa da testimonianza diretta a de relato. E’ Gegic che gli avrebbe detto che. Ed è qui che esce fuori il nome di Fontana. Non come organizzatore diretto della combine, ma come “incassatore” (“tra i quali Fontana”) della ingente somma messa a disposizione dagli zingari come ricompensa e consegnata ad un albanese del Novara (parentesi: l’albanese verrà assolto) e poi distribuita.

C’è poi un quarto interrogatorio, quello reso al P.M. di Cremona il 12.03.2012, dove Gervasoni afferma: «Confermo quanto già dichiarato precisando che nell’occasione andò I.H. (Ilievski, ndr) in albergo per incontrarsi con i giocatori del Novara per combinare la partita.

L’albergo era quello dove solitamente era in ritiro il Novara nella trasferta di Verona. Io in quell’occasione rientrai dalla perdita che avevo subito a seguito della soffiata sbagliata di Paoloni per la partita Atalanta-Livorno».

Anche in questo caso, quando descrive il momento in cui si perfeziona la combine, non tira fuori il nome di Fontana tra i promotori che si incontrarono con Ilievski.

Per la Giudicante non importa: “Le prove di cui sopra sono sufficienti a far ritenere che i deferiti Ventola e Fontana abbiano posto in essere le condotte loro ascritte”, commenta la Disciplinare. Prove, ancora una volta, inteso come nel senso di cui sopra (spara nomi che esistono di giocatori del Novara, non li conosce né ci ha litigato prima, questi sono amici tra loro).

Per questo, 3 anni e 6 mesi a Fontana.

Ora: l’albanese del Novara, come anticipato, è stato assolto non essendo stato Shala identificato da Gervasoni in maniera sufficientemente certa (diciamolo diversamente: Gervasoni è stato “imboccato”, e non si può fare). Cosa resta, quindi, alla fine? Resta che Fontana avrebbe partecipato alla spartizione dei soldi ritirati… da un calciatore… assolto! (a voler essere buoni quantomeno non identificato). E non viene mai nominato da Gervasoni come organizzatore della combine ma solo, de relato (dice Gegic che) e con dichiarazione “di terza mano” (arricchimento progressivo, lo chiamano in procura) quale “incassatore” («tra i quali Fontana»).

Ancora una volta: cosa sia successo lo sanno soltanto i diretti interessati, ed è pretestuoso “schierarsi” con l’illusione si possa conoscere tutta la verità semplicemente leggendo le carte. Ma, maledizione, si può porre fine alla carriera agonistica di un calciatore (con altri 4 anni di contratto) solo perché un ricercato avrebbe detto ad un aggiustatore di partite pentito un qualcosa, tra il vago (un albanese) e il non provato, senza alcun riscontro se non le “prove” logiche (ma lo sono?) addotte per avvalorarne la storiella? Per me, assolutamente, no.

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