Scommessopoli. Conte e gli altri: due universi paralleli - AntonioCorsa.it

Scommessopoli. Conte e gli altri: due universi paralleli

Eviterò di discutere nel merito la vicenda che ha coinvolto Jimmy Fontana (@JimmyFontana31), avendo già trattato in precedenza l’argomento. Oggi però sono state pubblicate le motivazioni dell’assoluzione al Tnas (a fronte dei 3 anni e 6 mesi, lo ricordo) ed alcuni passaggi meritano di essere riportati proprio perchè paiono provenire da un sistema solare differente da quello che ha giudicato, fra gli altri, Antonio Conte.

L’accusa che muove il Tnas è quella che il Gervasoni (il Carobbio di turno) abbia fatto il nome di Fontana solo in un secondo momento, e in maniera confusa e troppo vaga. Scrivono a tal proposito gli arbitri: “resta l’interrogativo del perché Gervasoni abbia fatto, seppur tardivamente ed incidentalmente, il nome di Fontana: ma a tale domanda è agevole rispondere sulla base di un elementare criterio presuntivo, basato sul fatto noto del risultato pesantemente a sfavore del Chievo e del ruolo di portiere rivestito dal Fontana in seno alla compagine calcistica. Sicché è agevole ritenere (“non appare difficoltoso immaginare“, come ha detto la CG) che per il Gervasoni, verosimilmente pervaso da ansia di acquisire meritidi collaborazione e credibilità presso gli inquirenti, fosse facile prospettare agli stessi una relazione tra i due fatti, indicando senza remore o scrupoli di sorta il portiere, quale (assertivamente ovvia) causa dolosa della sconfitta della propria squadra. La cosa grave è che nessuno ha pensato di verificare tale sedicente collegamento con un minimo di ulteriori riscontri oggettivi, di cui si dirà tra poco”. Insomma, dicono: visto che si è perso 3-0, allora era facile prendersela col portiere e tirarlo in mezzo.

Quanto alla “credibilità intrinseca” cara a Palazzi e alle corti giudicanti, Gervasoni è definito “un personaggio di spicco della vicenda del calcio scommesse e per questo (a differenza di Fontana) perseguito dalla Giustizia penale, come tale privo di qualsiasi spessore morale e non meritevole di credito in quanto tale. Insomma, un personaggio per il quale non doveva costituire un grave problema di coscienza mettere in mezzo un innocente pur di conseguire un utile personale”. Siamo al ribaltamento totale: proprio perchè pentito e con interessi personali, la sua credibilità è tutta da dimostrare, essendo conveniente per lui coinvolgere altre persone per allegerire la propria posizione.

Lo scrivono senza giri di parole, e sono bordate. “Né può rinvenirsi tale credibilità nella natura autoaccusatoria delle dichiarazioni dello stesso Gervasoni o nell’assenzadi motivi di risentimento personale verso il Fontana: elementi su cui pure insiste la difesa della FIGC. Quanto al primo aspetto, non è dato capire (né è stato fatto capire al Collegio) come una dichiarazione di un soggetto già imputato per una serie corposa di altri e diversi accordi fraudolenti per  alterare l’andamento di un numero considerevole di partite, già ampiamente ammessi con altre ripetute precedenti dichiarazioni ( perciò già ampiamente autoaccusatorie ) possa considerarsi, per tale solo fatto, credibile ed attendibile, addirittura più di un semplice testimone terzo. Risponde invece a fatto notorio che proprio perché già colpito da una serie significativa di addebiti lo stesso soggetto tendesse ad alleggerire la propria posizione, mostrandosi collaborativo con le autorità inquirenti e decidenti, come segno di un ravvedimento tangibile per rendere credibile il quale non ci si fa scrupolo di coinvolgere anche soggetti estranei, ignari ed innocenti. Ciò avrebbe imposto un serio riscontro alle dichiarazioni del Gervasoni, nella specie, come detto, inspiegabilmente mancante ma, anzi, doveroso”.

La bocciatura totale e tombale del metodo di lavoro di Palazzi e delle imboccate dei suoi cari “pentiti” creduti “a fiducia” (e ad intermittenza), comunque senza riscontri.

Chiudo con la chicca finale: “La riconosciuta unicità della fonte di prova e la sua natura di testimonianza semplicemente indiretta avrebbe dovuto suggerire alla stessa Corte di procedere ad un vaglio delle asserite circostanze accusatorie ben più affidabile e pregnante che non la semplice facilità di immaginazione”.

Immaginazione.

Ecco, ora più di qualcuno gli chieda scusa, a Fontana. E magari si rilegga il lodo Conte per notare i distinguo che mi pare persino superfluo evidenziare.

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