Lo Scudetto di cartone - AntonioCorsa.it

Lo Scudetto di cartone

Al contrario di molti altri tifosi bianconeri, non mi sono mai particolarmente appassionato alla querelle nata subito dopo la pubblicazione, risalente all’aprile 2010, delle prime intercettazioni tragicomicamente “sfuggite” agli inquirenti del processo penale di Napoli e riguardanti soprattutto l’Inter nelle persone dell’allora presidente Giacinto Facchetti e del proprietario Massimo Moratti. Certo, essendo stato a suo tempo ribattezzato come “lo Scudetto dell’Onestà” (maiuscolo), quello del 2006 vinto a tavolino dall’Inter si è inevitabilmente trasformato da allora da vanto e simbolo nel “nuovo calcio pulito” italico ad imbarazzo totale per Auricchio, Narducci, Palazzi, Borrelli, Abete. Tutti tranne il solito che, (di) mostrando una non sorprendente ma notevole “faccia di culo”, l’ha non solo indebitamente indossato, ma persino formalmente richiesto e festeggiato, e ora non lo vuole mollare neanche dinanzi all’evidenza.

In questo blog si sono da sempre utilizzate le telefonate interiste oggetto di approfondimento di Palazzi esclusivamente “a scopo difensivo”, ossia per dimostrare l’infondatezza dei capi d’incolpazione che hanno prima mandato in B la Juventus e, a Napoli, costretto Luciano Mog- gi & co. a subire la gogna mediatica in attesa di poter dimostrare la propria innocenza. L’Inter telefonava, non vi è dubbio alcuno. Ci sono gli audio! Telefonava come il Chievo, l’Udinese, il Palermo, persino le parti civili. Evidenziarlo è servito a dimostrare come le buone relazioni dei dirigenti bianconeri con i designatori, che per inquirenti e giustizia sportiva era sintomatico di un rapporto esclusivo e quindi delinquenziale, fosse in realtà prassi comune, e fosse tra l’altro consentito per regolamento telefonare e discutere, anche di griglie.

Però a me, in soldoni, interessa della Juventus.

Che fosse tutto sportivamente prescritto lo si sapeva da allora, e purtroppo a differenza dei legali bianconeri non ho mai neanche per un secondo sperato che si potesse dare una interpretazione differente. Impossibile pensare che la Figc, soprattutto nella figura di “tremolino” Abete, potesse esporsi a cause milionarie forzando l’interpretazione della prescrizione, invero chiarissima. Tutto normale? No, ovviamente, perché l’abbiamo ripetuto diverse volte la prescrizione non è valsa per la Juventus perché “qualcuno”, illegalmente (sottolineato), ha fatto uscire sui giornali stralci di intercettazioni (neanche complete), di informative e di materiale d’indagine che sarebbe dovuto restare segreto almeno fino all’aprile del 2007. E non è normale nemmeno che telefonate di uno stesso processo portino alla prescrizione per alcuni soggetti e ad una condanna per altri. E’ responsabilità di Auricchio, dei Carabinieri che hanno lavorato all’indagine su Moggi, della procura e dell’allora ufficio indagini presieduto da Francesco Saverio Borrelli che, non credendo alle dichiarazioni rilasciate durante un interrogatorio da diversi soggetti (es. Bergamo), si sono affidati esclusivamente alle carte dell’accusa, senza mai compiere ulteriori approfondimenti.

Perché allora le abbiamo pubblicate? Semplicemente perché le telefonate nerazzurre dovrebbero servire per completare le motivazioni della richiesta di revisione delle sentenze sportive ex art. 39, e invece rischiano di trasformarsi ormai nel contentino (meno male che c’è Moratti a farci divertire) per il popolo bianconero e per la Juventus che ne ha fatto una questione personale. Una vittoria morale, se fine a se stessa e non “completa”, della quale farei volentieri a meno. Intendiamoci: non sono affatto contento di vedere la seconda squadra di Milano vantarsi di uno Scudetto immeritato, ma a mio parere glielo dovrebbero togliere come conseguenza della dimostrazione che nel 2006 le sentenze furono sbagliate, e non perché come all’asilo si grida “E’ stato (anche) lui!” e la Corte Federale decida “politicamente” di gestire l’intera situazione facendo meno danni possibile per tutti. Quello Scudetto non è solamente stato ingiustamente assegnato all’Inter, ma anche e soprattutto (e questo mi preme) ingiustamente tolto alla Juventus. Non ho bisogno che soloni in giacca e cravatta giudichino al posto mio i comportamenti di Moratti e Facchetti e, come ribadito dalla Juventus, è alla fine – come sempre – l’opinione pubblica a farsi un’idea precisa sul valore di quello Scudetto, e io ce l’ho chiarissima. Ciò nonostante, riesco comunque a stupirmi ancora di come nel nostro Paese si riesca ogni volta a toccare il fondo per poi scavare ancora di più e raggiungere sempre nuovi record di bassezza. La revoca del cartonato l’ho sempre ritenuto un atto talmente scontato e pacifico che persino l’interista Gazzetta, da diversi mesi a questa parte, si è schierata compatta contro Palazzi e a favore della non assegnazione. Più di così non credo serva altro. Non è mai stato il vero obiettivo delle mie battaglie di verità, ma lo ritenevo fra tutti il capitolo più “facile” da scrivere. E invece no. Nel Paese dove i giornalisti non indagano e non fanno domande scomode, l’altro ieri ho letto un po’ su tutte le testate online e televisive, appena saputo dei risultati della relazione di Palazzi, di “caso chiuso” e “parola fine su Calciopoli”, con lo Scudetto rimasto assegnato all’Inter per archiviazione delle indagini. Conosco bene, avendoci spesso scambiato delle mail, il livello di preparazione di alcuni giornalisti italiani. Molti non sanno semplicemente fare il proprio mestiere, né capiscono a sufficienza l’italiano per leggere correttamente un comunicato invero chiarissimo. Gli altri, ed è loro che mi provocano i brividi, l’italiano lo potrebbero insegnare all’Università, eppure ci provano in tutti i modi a raccontare bugie su bugie, a coprire, a “orientare”. Come se fossimo tutti fessi. Lo siamo, ma non tutti tutti.

Sullo Scudetto 2006 se ne sono dette tante, inventando balle spaziali. In pole c’è manco a dirlo colui che lo tirò fuori dal cilindro, ovvero quel prof. Guido Rossi che, nonostante gli sput- tanamenti ormai mitologici subiti (un po’ come Narducci che resta al 2006, o Palazzi che giudi- ca in base a “sentenze rese” senza attualizzare), il 14 maggio 2010 – poco prima che la Juventus presentasse ufficialmente l’esposto promosso da John Elkann e firmato da Jean Claude Blanc e dall’avv. Michele Briamonte – così si giustificò rispondendo alle incessanti domande sul chi («E’ stato Luciano Moggi», disse con una battu- ta infelice) e perché avesse deciso di assegnare lo Scudetto cartonato bypassando le indicazio- ni delle sentenze sportive: «Il titolo venne assegnato alla squadra nerazzurra da una commissione di persone indipendenti che hanno dato un parere unanime, c’era un regolamento, c’era l’esigenza da parte della Fifa e dell’Uefa di assegnare lo Scudetto sennò le squadre italiane non avrebbero potuto partecipare ai campionati internazionali, e quindi io ho creato una commissione di persone indipendenti che hanno dato un parere unanime sull’assegnazione dello Scudetto all’Inter e così è stato».

Se c’è una cosa che ho capito da quando mi sono appassionato a Calciopoli e ho iniziato a “studiare” da spettatore divertito il teatrino messo in piedi dal 2006, dicevo, è che in Italia la verità è bene non farsela raccontare (né dai protagonisti, né peggio ancora dai media), ma ricercarla personalmente. Gli strumenti per farlo, grazie a Dio, sono ormai alla portata di tutti: un pc, una connessione internet e un buon motore di ricerca. Si può in pochi minuti reperire facilmente il pdf racchiudente il parere espresso dalla commissione citata da Guido Rossi e controllare. Basta iniziare a leggere per capire come, per tornare alle “minchiate” (cit.) del prof. Rossi, il parere della commissione fu esclusivamente consultivo e quindi l’onere e la responsabilità della decisione furono sue, visto tra l’altro che fu lui ad accettarne le conclusioni. Non solo. Sfogliando le cinque pagine che lo compongo- no, appaiono chiare una dopo l’altra tutte le al- tre bugie dichiarate. Innanzitutto sulla presen- za di un regolamento chiaro. Non ne esistiva nessuno, tanto è vero che ci si immerge in discussioni alla ricerca di precedenti, di possibili interpretazioni logico-grammaticali, di ragionamenti per esclusione. E poi se viene chiesto un “parere consultivo” è implicito non vi fosse una regola chiara, o sarebbe stato del tutto inutile. La decisione, inoltre, non riguardò altri che la Figc. Cito dalla relazione: “Appare evidente dall’esame della normativa e della prassi calcistica internazionale che l’assegnazione di un titolo di campione nazionale non rientra nella sfera di competenza della UEFA e della FIFA, trattandosi di questione che, sotto il profilo giuridico, attiene unicamente alla vita endoassociativa della federazione nazionale interessata”.

Continuando, si ricorda come non esista un atto formale di “assegnazione” dello Scudetto e come l’unico documento ufficiale che ne sancisca l’ufficializzazione sia la lista comunicata all’UEFA per la Champions League che – continuo a citare – “si limita, per quanto consta alla Commissione, ad indicare le quattro squadre aventi titolo, elencandole per ordine di classifica senza specificare la squadra campione d’Italia”, con tanto di esempi citati. Insomma la FIFA non c’entrava niente, la UEFA non chiedeva un titolo formale e bastava comunicare loro un elenco con le quattro squadre scelte per partecipare alla Champions League (per capirci ci avremmo potuto pure spedire il Pizzighettone, volendo, e nessuno avrebbe avuto da ridire: fatti nostri). A ulteriore dimostrazione vi è un’email pubblicata dal giornalista Roberto Beccantini nella quale l’allora Direttore esecutivo dell’ UEFA Lars-Christer Olsson gli chiariva che “nel caso italiano a cui lei fa riferimento, era compito della Figc nominare le rappresentanti, e l’Uefa, non avendo alcuna ragione di intervenire, non influenzò tali decisioni”.

Bugie in serie, che raggiungono l’apice nell’interpretazione data del principio dell’automatismo: lo Scudetto revocato sarebbe per forza di cose dovuto finire alla seconda classificata (o terza, nel caso di specie), perché la nuova classifica rendeva automaticamente il nuovo primo classificato meritevole del titolo di “campione d’Italia”. Il ragionamento è più o meno questo: le ultime tre classificate vanno in Serie B automaticamente, senza nessuna comunicazione. Se però interviene la giustizia sportiva e penalizza una squadra per una quantità di punti tale da comportarne la retrocessione, automaticamente le ultime tre classificate vengono ricalcolate in base alla nuova classifica. Analogamente, si dice, dovrebbe funzionare per il primo posto in classifica.

Secondo i saggi, esisterebbe però una distinzione formale tra il titolo di “vincitore del campionato” (titolo che si vince sul campo arrivando primi) e quello di “campione d’Italia” (con assegnazione relativa dello Scudetto), che si acquisisce sì automaticamente come conseguenza della classifica, ma che può accessoriamente essere revocato qualora intervenga una sanzione (ex art. 13 CGS) della giustizia sportiva. Tradotto la Juventus, “vincitrice del campionato” 2005/06 (titolo che resta, e di cui possiamo comunque pubblicamente vantarci), è stata privata del titolo di “Campione d’Italia” dalle sentenze sportive. Il titolo, secondo il parere consultivo, è stato così “acquisito” automaticamente dall’Inter prima classificata a seguito della riformulazione della classifica del campionato. Ma attenzione. Si poteva anche decidere diversamente. La stessa Commissione aggiunge infatti come “[..] la FIGC ha certamente il potere discrezionale di deliberare la non assegnazione del titolo di campione d’Italia alla squadra divenuta prima in classifica a seguito della penalizzazione della squadra o delle squadre che la precedevano (nel nostro caso l’Inter, ndr) se, alla luce di criteri di ragionevolezza e di etica sportiva (ad es. quando ci si renda conto, ancorché senza prove certe, che le irregolarità sono state di numero e portata tali da falsare l’intero campionato, ovvero che anche squadre non sanzionate hanno tenuto comportamenti poco limpidi), le circostanze relative al caso di specie rendono opportuna tale non assegnazione”. In altre parole se si avesse avuto anche solo il sospetto di un campionato interamente falsato (ma non è questo che sostiene la procura di Napoli parlando addirittura di “continuità” tra il 2004/05 e il 2005/06?) o comunque di comportamenti poco etici da parte anche dell’Inter (anche senza prove), lo Scudetto revocato sarebbe rimasto senza proprietario.

Nell’unico altro precedente di Scudetto revocato, risalente al lontano 19 novembre 1927, infatti, il Direttorio della FIGC sancì, letterale, che “Il Torino viene privato del titolo 1926/1927, che viene revocato senza assegnarlo alla seconda classificata” con la motivazione che “il risultato dell’inchiesta è tale che ho riportato l’impressione precisa che talune partite di campionato abbiano falsato l’esito del campionato stesso”. Non assegnare perciò non solo si poteva, ma lo si era addirittura già fatto. Si fosse agito senza secondi fini si sarebbe tranquillamente potuto far restare vacante il titolo (c’è sempre tempo per assegnarlo), comunicare quattro squadre all’UEFA per la Champions escludendo la Juventus e includendo il Chievo e poi, alla fine delle indagini della procura di Napoli, si sarebbe potuto chiedere un supplemento d’indagini per capire se fu un campionato “regolare” e se l’Inter fu totalmente estranea o meno.

Il prof. Guido Rossi, ovviamente, ha fatto l’esatto contrario: ha visto da subito (bontà sua) nell’Inter una società di angeli senza macchia, eticamente impeccabili e lindi al punto da non avere nemmeno sospetti su di loro e da ritenere il campionato regolare nel suo complesso ma irregolare solamente per la Juventus, il Milan e le altre squadre penalizzate. Vittime, altro che “pure l’Inter”. Campionato regolare con l’Inter Campione, altro che da invalidare in toto. E chissenefotte se manco era stato oggetto d’indagine dei Carabinieri.
Anche a non voler mettere in dubbio la buona fede della sua scelta (per carità, decise autonomamente e in maniera del tutto indipendente dal suo passato e dal suo futuro), quello che è emerso leggendo le conclusioni consegnate dal procuratore Palazzi alla FIGC è come le posizioni di tutta una serie di personaggi come Cellino (Cagliari), Campedelli (Chievo), Foschi (Palermo), Spalletti (Udinese), Spinelli (Livorno), Corsi (Empoli), Gasparin (Vicenza) e Governato (Brescia) siano state archiviate «perché non sono emerse fattispecie di rilievo disciplinare non prescritte» (il supplemento d’indagini sull’ex arbitro De Santis, invece, ha portato ad archiviazione “piena”, senza prescrizione, alla faccia delle cupole e delle combriccole). Facchetti e Moratti, come gli altri, sono stati “salvati” unicamente dalla prescrizione. Questo vuol dire che, per citare la Gazzetta dello Sport di ieri, “secondo Palazzi l’Inter avrebbe meritato il deferimento se si fossero conosciute le telefonate calde”.Dal 13 aprile 2010 si conoscono. Premesso che non esiste prescrizione per revocare lo Scudetto 2006 assegnato da Guido Rossi (con atto amministrativo e non in conseguenza di sentenze sportive) all’Inter, premesso che nell’atto delle motivazioni si faceva chiaramente riferimento a valori etici e alla credibilità del campionato oggetto d’indagine, fondando la legittimità stessa dell’assegnazione su questi presupposti, premesso che delle bugie e dell’ipocrisia ne abbiamo ormai le scatole piene… che cosa aspettano a togliergli sto Scudetto?

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