Il "purtroppo" di Martusciello

Si sta facendo un gran discutere di un video contenente un passaggio di una chiacchierata informale avvenuta ieri tra Giovanni Martusciello, allenatore in seconda della Juventus, e alcuni ospiti dello Juventus Club Doc di Ischia. Dico informale perché gli era stato promesso che non ci sarebbero stati giornalisti, né blogger, né video riprese, ma si sarebbe trattato di una festa nella quale dare un po’ di spazio alle persone presenti.

Al solito, come avviene in questi casi, ci si è soffermati su un singolo passaggio di uno dei 2-3 video comunque circolati in rete, tralasciando un’ora di altre informazioni e racconti con i quali il buon Martusciello ha intrattenuto i presenti. Ne ha parlato il buon Mike Fusco in un video youtube, ma ve lo riassumo: si è discusso dell’enorme rispetto di cui godono le tre bandiere dello spogliatoio juventino (Buffon, Chiellini, Barzagli) e del ruolo in particolare di Barzagli, che fa da trait d’union tra i giocatori e lo staff tecnico; del fatto che si aspettassero una transizione più “sanguinosa” dal modo di giocare di Allegri al loro, ma che invece grazie alla grande professionalità dei giocatori, i risultati finora sono stati soddisfacenti; c’è stata una difesa forte di giocatori come De Sciglio, Rabiot, Rugani e Matuidi pizzicati da qualche tifoso presente; Martusciello ha raccontato di come il salto dall’Inter (proviene da lì, dove era il secondo di Spalletti) alla Juve sia stato enorme, poiché a livello di organizzazione è un altro mondo; si è parlato del più grande cruccio della stagione finora, ovvero di Douglas Costa che non è riuscito a trovare continuità fisica (lo staff lo considera un fuoriclasse); si è parlato di come Andrea Agnelli sia sempre presente con la squadra, più di quanto si possa immaginare, e si è parlato anche di mercato.

Sì, Martusciello ha parlato di mercato (ha fatto capire che probabilmente ci saranno movimenti a gennaio, non solo in uscita). Tutta questa premessa, per contestualizzare di cosa si è andato a discutere: forse della cosa meno interessante.

Parliamone, comunque, visto che in qualche modo il video è uscito. Partiamo dalla domanda che viene posta a Martusciello, e che non si sente: gli viene chiesto un bilancio dei primi mesi alla Juve e di come sia stato possibile perdere la Supercoppa. Una domanda molto specifica, perciò, alla quale Martusciello risponde dicendo che allo staff di Sarri è stato chiesto di vincere cercando di dominare le partite, con un approccio perciò differente rispetto al passato, con uno step ulteriore. Però…

“Avere tutto subito (giocare bene subito, ndr) non è semplice. Se ci soffermiamo (solo, ndr) al risultato, andremo incontro a delle difficoltà enormi. Quindi bisogna estraniarsi (non pensare solo, ndr) da quello che è il risultato finale che può essere vittoria o sconfitta come è stato (sta parlando della Supercoppa, ndr), e andare a far capire a questi ragazzi che la strada per le vittorie (dei trofei, Scudetto in primis, ndr) deve essere un’altra, che non significa vincere nell’immediato (vincere oggi, a dicembre, magari giocando in maniera speculativa, ndr). Purtroppo si è ereditato una squadra ultravincente e non è semplice intervenire in maniera netta perché devi comunque confermare quanto di buono hanno fatto i nostri predecessori (vincere, ndr), però bisogna farlo attraverso un’idea che è di cambiamento e non è semplice avere risultati nell’immediato (i primi mesi, subito, ndr). Non (c’)è una data fissa: non si può dire tra un mese, tra due mesi, tra cinque mesi o tra otto mesi, però ti dico che c’è grande disponibilità da parte dei ragazzi al passaggio. Si stanno facendo delle cose che prima (a inizio stagione, ndr) non si facevano, perché non si riusciva a comprenderle bene, e a sprazzi vengono delle prestazioni dove bisogna cercare di portare l’idea comune in quella direzione. Ecco perché a volte si riesce e a volte meno”.

Su quel “purtroppo” ci torniamo subito, poiché è meraviglioso pur essendo – diciamolo tranquillamente – una gaffe.

Quello che vuole dire Martusciello in queste parole (ho cercato di aiutarvi nella comprensione con le parentesi) è che ci vuole tempo per vincere in modo diverso da quanto fatto finora e, aggiungo, che a loro non interessava vincere la Supercoppa snaturandosi o interrompendo il processo di crescita, ma continuare a giocare in un certo modo per migliorare sempre di più e poter poi vincere a maggio. È un tema, questo, che avevamo discusso anche nel podcast pre-partita di AterAlbus: era una gara perfetta per sperimentare, per provare a testare il tridente, poiché l’avversaria era di alto livello, ma i rischi di perdere accettabili (appunto, sticazzi).

Queste parole purtroppo sono state travisate: ho letto sui social gente che chiedeva le “dimissioni immediate” (lol) di tutto lo staff, gente che ci ha visto insulti ad Allegri (ormai c’è una paranoia diventata preoccupante), altri che hanno capito come l’obiettivo per Sarri & co. non sia vincere a primo anno lo Scudetto (quando Sarri l’avrà ripetuto centinaia di volte, sin dalla primissima conferenza stampa di presentazione) e altri che spiegavano a professionisti che la Juve ormai la vivono ogni giorno, come “non siamo l’Empoli”. Cabaret, magari favorito da un modo di esprimersi un po’ contorto da parte di Martusciello, e dall’uso non felicissimo di alcune parole.

Tra queste, quel purtroppo. Una parole che non avrebbe dovuto usare così, perché può essere benzina sul fuoco per chi (mi riferisco ai tifosi) questo cambiamento lo sta vivendo malissimo. Ma che racchiude invece, a ben pensarci, tutta la difficoltà della sfida che il nuovo staff tecnico si trova ad affrontare.

La Juventus, infatti, è una squadra che vince da 8 anni, sì, e ne siamo tutti orgogliosi. Lo sono pure i giocatori, e convincere gente (giocatori, ma a questo punto anche tifosi) che vince tutto da quasi un decennio in un certo modo, che sia necessario cambiare per continuare a farlo, non è semplice.

Sarebbe stato molto più semplice, Conte style (ciao Antonio!), andare in una squadra disperata e di disperati, di illustri perdenti senza palmares, e dire loro: “Seguiteci e vi porteremo alla gloria!”. Alla Juve nella gloria (eterna, visto il record probabilmente imbattibile) ci sono già, e il compito da questo punto di vista è più difficile. Sarri non deve “conquistare” il cuore dei giocatori, come farebbe un Conte, motivandoli a parole: deve “convincere” tutti con il lavoro quotidiano, con i risultati e con la fiducia.

Per farlo, come diceva Martusciello, non bisogna guardare alla singola partita e al risultato delle gare, nella prima parte di stagione, perché può anche non essere quello sperato (per fortuna invece siamo primi in Serie A e siamo arrivati primi nel girone di Champions: grande merito), ma bisogna credere nel cambiamento, sposare a pieno la nuova filosofia e apprendere sempre meglio cose che 2-3 mesi fa non si eseguivano bene. Migliorando di volta in volta fino ad arrivare, un giorno, ad essere più padroni di questa nuova filosofia e poter così raggiungere i risultati che alla Juve, Allegri o non Allegri, Sarri o non Sarri, sono richiesti a prescindere per la storia e il DNA del club (le vittorie dei trofei).

Buone feste e buon anno nuovo.