Calciopoli. Il pianto strumentalizzato di Di Mauro - AntonioCorsa.it

Calciopoli. Il pianto strumentalizzato di Di Mauro

La partita, sempre quella, è Reggina-Juventus di sabato 6 novembre 2004, ormai consegnata alla storia per il falso storico della porta dello spogliatoio degli arbitri del Granillo chiusa a chiave da Luciano Moggi. Oggi sappiamo che tutto ciò non avvenne, tanto che ci ha rinunciato a sostenerlo persino la procura di Napoli. Sostengono altro: sette anni dopo, infatti, quella partita è ricomparsa nella requisitoria di Narducci, prepotentemente, citata più volte durante l’udienza scorsa con particolare riferimento alle ripercussioni che avrebbero subiti dopo l’arbitraggio, sfavorevole alla Juventus, i tre della terna arbitrale.

«Si sviluppano una serie di conversazioni che sono la messa in atto di questa strategia: Paparesta, Copelli e Di Mauro hanno commesso un grave errore, [..] devono essere sanzionati». Come? «Queste persone devono essere massacrate e bisogna riuscire ad ottenere una sostanziosa e copiosa sospensione ed allontanamento dalle carriere di arbitro ed assistente per un congruo periodo di tempo». Vengono citate più telefonate, in particolare una tra Moggi e Giraudo, nella quale il primo riferisce al secondo di aver sentito Bergamo “e l’altro”, intenzionati a fermare tutti e tre (“uno dice che una volta era mano, una volta fuorigioco..”, gli spiega Bergamo – lo approfondiremo – in riferimento a Di Mauro). Giraudo si auspica allora una sospensione «di almeno due mesi». «Ma che scherzi? Ora domani a Paparesta gli faccio levà la patente (da Baldas, ndr), con l’obbligo di ridarmi pure i danni», ribatte Moggi. Pare una battuta, ma parliamo di capi d’imputazione, quindi non si scherza. Anche perché Narducci affonda il colpo. Viene citata una telefonata, di cui ci occuperemo nell’articolo, utilizzata come “prova” dell’attuazione della strategia del terrore.

«Io inviterei voi giudici non a leggere questa trascrizione, ma ad ascoltarla», l’esordio. «E’ una telefonata drammatica, e voi ne trovate traccia in una telefonata in cui la dignità di una persona, cioè Aniello Di Mauro, è stata calpestata, vilipesa, al punto che una persona adulta piange, nel corso di questa telefonata con Paolo Bergamo». «La telefonata è assolutamente drammatica nei passaggi di contestazione serrata, forte, da parte di Paolo Bergamo ad Aniello Di Mauro, di quelle che sarebbero le nefandezze o gli errori commessi da Di Mauro in questa partita: la segnalazione ritardata rispetto al fuorigioco che (cita Bergamo, ndr) “non è una segnalazione di fuorigioco perché segnali smuovendo la bandiera a mo’ di fallo per cui noi siamo convinti che tu abbia segnalato un fallo di mano”, con un prodigarsi da parte di Di Mauro per cercare di spiegare in modo convincente quali sono state le sue decisioni. E che soprattutto contiene un passaggio essenziale che fa comprendere esattamente quale è già in quel momento, e siamo solo a qualche giorno da quegli accadimenti. “Ascoltami – gli dice Bergamo – noi siamo di fronte ad una segnalazione fatta male quindi sai come vedi anche Paparesta è andato in Serie B, quindi noi dobbiamo sempre dare dei segnali”. “Ma no Paolo, a me non interessa, scusami, non mi interessa che non esco, che non mi designi fino al 2007.. non mi interessa nulla, te lo giuro sui figli”. Aniello Di Mauro inizia a piangere. “Non mi puoi dire una cosa del genere, mi mortifichi come uomo. Non mi interessa, domani se credi ti mando la lettera di dimissioni” e così via».

Si lascia intendere, soprattutto dopo i collegamenti con gli auspici dei dirigenti bianconeri, come a mortificarlo come uomo fosse il provvedimento deciso contro Di Mauro. Ma è un’interpretazione giusta? No, e anche piuttosto palesemente. Basta ascoltarla per davvero, e integralmente, quella telefonata (di seguito la trascrizione integrale), per capire come in realtà a turbare l’assistente fosse altro, ossia l’eventualità di non essere creduto “sulla parola” da parte di Bergamo, col quale il rapporto esistente da anni rischiava di rovinarsi.

Ma procediamo con ordine. Analizziamo il fatto: al minuto 95 della partita il francese Kapò della Juventus riceve un pallone in area, la stoppa in maniera sospetta (qualcuno invoca il tocco di mano, che la moviola dimostrerà non esserci) e segna il gol del 2-2. C’erano già stati in precedenza altri errori gravi nei confronti della Juventus (2 rigori almeno negati), ma restiamo a questo episodio: quello che immediatamente il guardalinee vede è una posizione di fuorigioco dell’ala bianconera. Così’ almeno sostiene. La bandierina in dotazione è di solito dotata di un dispositivo che comunica con l’arbitro emettendo un segnale, ma quella sera non funziona. Di Mauro segnala premendo il pulsantino, ripetutamente, ma Paparesta non sente, non valuta irregolare il tocco di mano e assegna il gol correndo verso la metà campo (segno canonico di rete regolare). Di Mauro resta fermo (segno, invece, che aveva visto qualcosa) e cerca di richiamare l’attenzione di Paparesta muovendo la bandierina e continuando a premere il pulsante, senza alzarla e tenerla su come da regolamento avrebbe dovuto fare in caso di segnalazione di fuorigioco. Paparesta se ne accorge, si avvicina (mentre tutti i giocatori della Juventus protestano) e gli chiede spiegazioni. Di Mauro ci pensa, non è sicuro sul fallo di mano ma ha visto un fuorigioco, è sicuro. Gol annullato. A fine partita i dirigenti bianconeri gli riferiscono nello spogliatoio di aver rivisto l’azione in tv e di come non fosse fallo di mano, e sono furiosi. Di Mauro riferisce a Giraudo e ad alcuni giocatori (Camoranesi, Thuram) di aver segnalato il fuorigioco e non il fallo di mano. E’ dura però da farlo credere, visto che la bandierina non è andata su come avrebbe dovuto.

Il giovedì successivo alla partita, appunto, e veniamo alla telefonata citata, Di Mauro chiama Paolo Bergamo poiché messo in agitazione da Mazzei, il quale gli riferisce come Bergamo fosse “incazzato” con lui. Non si è nell’immediatezza della partita (ci fu una telefonata della domenica mattina nella quale già si era discusso della direzione arbitrale), ma già 5 giorni dopo, a freddo. Di Mauro è preoccupato da Mazzei, e Bergamo lo rassicura. “Mazzei è stato molto stupido”, “sono abituato a parlare di persona”. Si torna perciò inevitabilmente a parlare dell’episodio. Bergamo riferisce che l’interpretazione (condivisa da Mazzei) che aveva avuto guardandolo in tv era di una chiara segnalazione di fallo (di mano). Di Mauro allora spiega l’intera situazione, ribadendo come avesse visto il fuorigioco e segnalato quello. O meglio: di vedere lo aveva visto, ma sulla segnalazione… diciamo che butta lì una versione, credibile o meno, che è tesa a dimostrare la sua buona fede, anche eventualmente nel non aver alzato la bandierina.

Bergamo gli dice che, se Di Mauro si immedesimasse per un secondo in lui, vedendola oggettivamente in tv e senza ascoltare alcuna versione, avrebbe giudicato come sbagliata la segnalazione. Di Mauro concorda. Bergamo effettivamente dice che serve mandare un segnale, ma con riferimento sempre all’errore oggettivo di segnalazione, non ad altro. Non vi è nell’intera telefonata (di oltre 13 minuti) alcun riferimento alla Juventus, a possibili poteri esercitati dalla stessa, né alla paura da parte del Di Mauro di pagare per aver sbagliato proprio contro la squadra di Moggi. Il problema è di fiducia tra i due, e basta. Fosse stato il Canicattì sarebbe stato uguale. E invece Narducci decontestualizza una frase nella quale Di Mauro chiede di non essere mortificato come uomo. Si riferisce però al fatto che Bergamo possa non credere alla sua versione sull’errore, alla sua ricostruzione dei fatti che declassificava ad “incidente” l’errata segnalazione e nella quale l’unico fischio avuto in mente dal guardalinee, da sempre, era stato il fuorigioco (che c’era) e non il fallo di mano (che non c’era). Nonostante le apparenze indicassero il contrario.

Bergamo alla fine finirà pure per crederlo e rassicurarlo, con Di Mauro – arrivato a piangere e a giurare sui propri figli sulla bontà delle sue intenzioni – che lo ringrazierà salutandolo “da uomo a uomo”, ancora emozionato. Nel raduno di Coverciano, quando verrà mostrato l’episodio, «tu dirai che hai visto il fuorigioco», gli dice Bergamo, venendogli incontro. «Non sono per niente arrabbiato. Zero, perché si sbaglia tutti e sono arrabbiato zero!». «Ma poi non è mica un’accusa, per l’amor di Dio! Perché poi si dice: ma allora perché era la Juventus, perché se invece c’era il Canicattì non ti faceva…. (addirittura questo, dice!!! Ndr). E’ soltanto un ragionamento che a noi ha creato un sacco di problemi, perché normalmente a chi vede le cose, e anche agli altri assistenti, la voce comune è questa capito?».

Insomma il contrario di quanto voluto fare intendere con la citazione forzata. Ad aggravare il tutto, semmai ce ne fosse bisogno, il fatto che si fosse già discusso dell’episodio in un’udienza nel giugno 2009: Capuano fece già allora ascoltare in aula, integralmente, la telefonata. Di Mauro gliela chiarì, rispondendo inoltre alle domande dell’avv. Trofino. Sostenne non solo come la contestazione mossagli da Bergamo “non fosse affatto pretestuosa”, ma anche che i provvedimenti di “fermo tecnico” adottati fossero “normali” e, nel suo caso specifico, equiparabili a quelli inflitti “per una colpa lieve” (un errore di tecnica, di forma). Altro che “gravi ripercussioni sulla carriera”: dopo la partita con la Reggina, Di Mauro arbitrò il 20 una partita importantissima del campionato tunisino come primo assistente di Trefoloni e il 28 tornò subito in A, per Bologna-Lecce, restandovi. Non solo: essendo nato il 26.11.60, l’esperto guardalinee (nella vita stimato avvocato e dirigente di P.A.) avrebbe dovuto smettere a fine stagione. Come confessato da Bergamo, però, essendo tanta la stima di cui godeva (il rapporto tra i due resta ancora oggi “di affettuoso rispetto reciproco”), gli venne permesso – fatto questo non frequente – di arbitrare un’ulteriore stagione in A (nella quale dirigerà nuovamente la Juventus), in deroga. Si decise di non ridesignarlo contro i bianconeri nella 2004/05 “per quieto vivere”, poiché comunque l’eco mediatico dei torti subiti dalla Juventus fu enorme. Ciò “tenne al riparo” l’assistente da possibili polemiche pregiudiziali, lasciandogli terminare più serenamente la stagione, che sarebbe dovuta essere l’ultima. Avessero voluto punirlo, avrebbero potuto fare ben altro. E stessa cosa si può dire per il suo collega Copelli, che il 24 venne designato per la Champions League e fece un match importante di B, che fece Sampdoria-Parma di A subito dopo e che, a fine stagione, a giugno, fu convocato per la Confederation’s Cup. Stessa sorte, infine, per Paparesta, che riceve una telefonata (non rilevante secondo la procura, probabilmente perché discolpante) dai designatori che lo rassicurano e gli mostrano tanta comprensione, altro che ferocia.

Tutto ciò, ovviamente, Narducci non l’ha considerato. Nella requisitoria, come se nulla fosse successo nel frattempo, ha proseguito per la sua strada. Purtroppo per lui, però, la prova (che si consolida in dibattimento) della lunga mano di Moggi e “dell’associazione” non si vede. Anzi, nel caso di Di Mauro, lo grazia. Con stima. “Da uomo a uomo”. Anche questa è Calciopoli.

 

Trascrizione telefonata prog. 2063 del 12/11/2004 ore 19.40.

Di Mauro: Ti ho telefonato perché, scusa se ho insistito, io ho sentito Gennaro nella giornata di ieri e mi ha detto: “Guarda che Paolo è incavolato con te” e io: “ E per quale motivo?” “E’ incavolato per la faccenda di domenica” Allora ho detto: “Va bene ma siccome io ho sentito Paolo lo chiamerò per chiedergli una ragione”

Bergamo: Ma loro non hanno detto esattamente le cose perché oltretutto abbiamo parlato insieme. Noi abbiamo visto i filmati che dobbiamo rivederli insieme perché dal filmato quello che tu segnali non è assolutamente il fuorigioco ma è un fallo, perché tu segnali muovendo la bandiera per cui io gli ho detto a Gennaro e lui ha condiviso perché anche lui ha avuto questa impressione, gli ho detto: “Ne dobbiamo parlare con Di Mauro” perché questa è la nostra convinzione. Per cui al di là del fatto che possa essere arrabbiato, zero, perché si sbaglia tutti e sono arrabbiato zero, per noi, la Federazione e anche per quello che ci ha detto Paparesta che non aveva capito bene per cosa ha annullato questo gol, ma di Paparesta non mi interessa niente. Comunque noi abbiamo esaminato il filmato e nel filmato si vede esattamente la tua segnalazione ritardata rispetto al fuorigioco e che non era la segnalazione di fuorigioco perché segnali muovendo la bandiera a mo’ di fallo. Per cui noi siamo convinti che tu abbia segnalato un fallo di mano.

DM: Allora Paolo io ti voglio dire una cosa.

B: Scusa, anche perché se tu avessi segnalato il fuorigioco è assolutamente impensabile che tu non fossi rimasto su.

DM: Paolo io ti ho detto una cosa e ti ho dato questa giustificazione. Ma è quello che ho pensato ed è quello che gli ho detto ed è quello che ti ribadisco: io, nel momento in cui ho visto il tocco con un attimino di ritardo ed è una situazione di cui io ti ho dato atto, sono andato su. Nella mia testa c’è solo ed esclusivamente la segnalazione di fuorigioco. Io ho abbassato la bandiera perché Gianluca nel dare il gol si porta a centrocampo, e io ti ho detto, quando tu mi hai riferito: “Ma le disposizioni sono quelle di rimanere” io ho detto: “Paolo, io in questo caso riconosco di aver sbagliato. Ho abbassato e sono rimasto fermo perché ho visto che lui ha dato il gol a centrocampo”. Questa è l’unica e sola ed esclusiva interpretazione che io ho dato. Ti dico e mi devi credere: se avessi pensato di commettere un errore o nella mia testa fosse passato un’interpretazione diversa, Paolo, te l’avrei detto. A me ti giuro Paolo non mi interessa, a questo punto, fare l’assistente, continuare o cosa… Se tu hai questa idea a me dispiace.

B: Io ti dico: dalle segnalazioni che si vedono dai l’impressione di non segnalare il fuorigioco. Che ti devo dire, noi le cose dobbiamo dircele per come le pensiamo. Ma poi non è mica un’accusa, per l’amor di Dio! Perché poi si dice: ma allora perché era la Juventus, perché se invece c’era il Canicattì non ti faceva….

DM: No Paolo! No!

B: E’ soltanto un ragionamento che a noi ha creato un sacco di problemi, perché normalmente a chi vede le cose, e anche agli altri assistenti, la voce comune è questa capito?

DM: No Paolo! No!

B: Gli ha fischiato un fallo di mano. Ma come fa a fischià fallo di mano se non si vede nulla?

DM: Paolo, per onestà ti dico questo: io sulla linea laterale Camoranesi mi ha chiesto e gli ho detto: “Il gol è annullato per fuorigioco”. Siamo scesi sotto le scale, è venuto Tancredi appena siamo scesi, è venuto Thuram, mi hanno chiesto: “Qual’è il motivo dell’annullamento?” Io gli ho detto: “ La posizione di fuorigioco di Kapo”. Paolo te lo giuro, non dovessi avere la vista negli occhi per un anno intero… Paolo mi devi credere.

B: Ma io ti credo! Noi siamo di fronte a una segnalazione fatta male e quindi sai.. come vedi anche Paparesta è stato in Serie B e quindi… noi dobbiamo sempre dare dei segnali.

DM: Paolo, scusami. Non mi interessa se non esco, non mi interessa che non mi designi fino al 2007. Non mi interessa nulla Paolo, te lo giuro sui miei figli. Mi devi credere, nella mia testa in quel momento è venuta solo ed esclusivamente la segnalazione di fuorigioco. Te lo giuro sui miei figli. Paolo mi devi credere, non mi puoi dire una cosa del genere, mi mortifichi come uomo. Non mi interessa, se non mi credi io domani ti mando la lettera di dimissioni.

B: Noooooo, Noooooo…

DM: Paolo ti voglio bene.

B: Ascolta, ascolta.

DM: Ho commesso quello che ti ho detto domenica mattina con le altre segnalazioni sbagliate. Ma non sia mai che devi pensare che io possa avere avuto una considerazione, una… una… questo è quello che ti ho detto. Mi mortifichi come persona. Sono disposto a venire a Livorno. Te lo giuro sui miei figli.

B: Allora questo vorrebbe dire che tra noi non possiamo fare nemmeno delle considerazioni? Così come ti ho ascoltato domenica, poi mi sono visto i filmati e ho avuto quell’impressione. Ma ascoltami, siccome noi non possiamo venir meno alle cose che ci diciamo, noi dobbiamo tirare avanti. Questo è il tipo di discorso perché… Quando noi ci incontreremo a Coverciano noi dovremo dire che abbiamo quest’impressione e tu dovrai dire: “No, io in quel momento ho visto il fuorigioco e ho sbagliato la segnalazione.” Per noi il discorso è finito, ed è quello che ho detto a Gennaro che le cose le devo dire io. Io è una settimana che sono all’estero e non ho nemmeno avuto il tempo di incontrarlo Gennaro che è stato molto stupido. Per telefono mi ha detto che ha avuto quest’impressione e anche io gli ho detto che ho avuto quest’impressione. Basta, finito. Gli abbiamo fatto far la B. A Coverciano tu dovrai dire: “Ho fatto una segnalazione sbagliata perché mi sono fatto trascinare dall’arbitro e su una segnalazione di fuorigioco bisogna rimanere su” Ma ti pare che dopo anni che ci conosciamo una segnalazione sbagliata…Ma chi se ne frega!

DM: Paolo io te l’ho detto domenica e hai ragione. Effettivamente ho ragionato, ho fatto questo tipo di ragionamento però te lo giuro, mi devi credere e mi devi giurare che mi credi. Io in quel momento, con ritardo, ho alzato il fuorigioco, non ho altro in testa. Te lo giuro sui figli, su quello che ho di più caro. Io a Camoranesi sulla linea ho detto questo. A Thuram e Tancredi sulle scale ho detto questo. Negli spogliatoi ai dirigenti anche se non mi hanno creduto e mi hanno messo….lasciamo perdere… Ho detto successivamente a Giraudo:”Dottore lei mi deve credere, ho detto a Tancredi Thuram e Camoranesi che ho dato il fuorigioco con ritardo.” Queste sono state le mie parole, nell’immediatezza, nella circostanza è quello che ho rilevato. Tu mi hai fatto rilevare come dirigente, e io domenica mattina a mente fredda ti ho detto:”Paolo hai ragione, ho fatto la segnalazione perché ho visto l’azione…”

B: Scusami ma io tutte le cose che ci siamo detti domenica mattina, ce le siamo dette senza che noi avessimo visto alcuni particolari. Te mettiti…te diventi me e io divento te. Allora io guardo un filmato e vedo una cosa, devo pensare quello che penso e te mi devi dire quello che c’è stato in quel momento. Perché se no non faremo più le nostre funzioni. Perché un errore va al di là della stima che ci possa essere tra una persona e l’altra. Uno può fare l’errore più marchiano ed è la persona più per bene di questo mondo. Vedendo il filmato e vedendo quando tu sei, oltretutto, anche bravo nelle cose che fai, vedendo il filmato tu segnali un fallo. Allora te dici: “Paolo, guarda io ho sbagliato la segnalazione, io ho visto il fuorigioco e ho annullato per fuorigioco”. Perché oltretutto noi, io dico le cose che tecnicamente dobbiamo dire. Se poi Gennaro ti dice altro…

DM: Paolo io non voglio accusare Gennaro a me preme il rapporto di amicizia e di stima con te. Lui mi ha riferito e io ho accettato e oltretutto domenica mattina ti ho detto che avevi ragione. Però Paolo a me non interessa del fuorigioco, mi interessa quello che mi ha detto Gennaro che mi ha detto: “Paolo è indiavolato”. Allora siccome io penso che noi, indipendentemente dal ruolo e un domani ci sentiamo, posso smettere anche domani. Io sabato sera quando sono andato a letto ho messo la testa sul cuscino e ho detto:” Ho segnalato quello che ho visto. Punto.” Questo per me mi ha dato la tranquillità di poterti richiamare oggi, perché sapendo con chi avevo a che fare ho visto che non mi scrivevi, non mi telefonavi, ti stavo mandando un messaggio e allora ho detto: “No glielo mando più!”. Perché te l’ho espresso di persona. Queste cose…

B: Nello tu ti saresti ritrovato se non mi chiamavi, che l’altra domenica esci…il raduno a Coverciano quando ce l’abbiamo?

DM: Noi il 26.

B: Ecco noi ci saremmo ritrovati che tu avevi la prossima designazione, e ti facevi il tuo turno senza lo stop per questa segnalazione non corretta, per questo tuo meccanismo non corretto. E poi ne avremmo parlato normalmente a Coverciano. Probabilmente avremmo detto le stesse cose e tu avresti dato la stessa risposta. E pensi che io possa mettere in dubbio una persona perché magari commette un errore in una segnalazione?

DM: Paolo a me questo preme. Non mi interessa, io ho tutto da apprendere pur essendo quasi alla fine. A me interessa solo ed esclusivamente il rapporto personale.

B: Io credo che non sia mai mancato questo, credimi…

DM: Per questo motivo mi sono sentito legittimato a chiamarti.

B: E hai fatto bene e a me ha fatto piacere sentirti.

DM: L’ultima cosa. Con la stessa sincerità di domenica e con affetto ti saluto.

B: Anche io, e con la stessa stima di sempre.

DM: Da uomo a uomo, da uomo a uomo.

B: Ciao Nello.

DM: Ciao!

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